| |
La Contemporanea 83 s.c.a.r.l.
presenta
L
' A N N A S P O
di Raffaele Orlando
regia
di Cristina Pezzoli
con
Maddalena
Crippa e Maurizio Donadoni
-
Diplomato
in regia teatrale con Orazio Costa, attore e dicitore di versi,
aiuto di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano, Raffaele
Orlando scomparve nel 1962 a soli 33 anni, senza avere il tempo
di vedere in scena, e pubblicato nella prestigiosa Collezione
di Teatro, Einaudi, questo suo unico dramma, definito da
Masolino D'Amico "una delle poche leggende del teatro italiano
moderno" e ora coraggiosamente ripreso, per l'interpretazione
di Maddalena Crippa e Maurizio Donadoni, dalla regista Cristina
Pezzoli, che così lo descrive:
"Ho
letto
L'Annaspo per la prima volta molti anni fa: ricordo l'emozione
violentissima che mi diede la prima lettura del testo, come una scossa
profonda: perché quelll'annaspare di cui Orlando parlava rappresentava
in modo straordinariamente efiicace una condizione di esistenza in cui
vivere diventa sopravvivere cercando di non annegare, respirando con rabbia
tra un'ondata e l'altra, perseguendo con cieca ostinazione poche piccole
occasioni di felicità nel tentativo, vano, di non essere sommersi
dalla buia insensatezza del quotidiano.
Poi negli
anni ho letto e riletto L'Annaspo e ho cercato, a più riprese,
di metterlo in scena; ma, se questo testo piaceva moltissimo agli attori,
molto meno interessava i possibili produttori che lo guardavano come un
disco volante atterrato al semaforo di una tranquilla città di provincia.
E
in un certo senso è proprio così: L'Annaspo è
un oggetto alieno; lo è in primo luogo per il linguaggio che Orlando
inventa per dare voce all'ingorgo che abita l'anima dei suoi personaggi,
alle loro vite strozzate che vengono rivelate non attraverso le "cose da
dire", ma attraverso le "cose dette".
Un linguaggio
arduo come una salita di montagna: non dialetto, non gergo, non lingua,
con una fortissima fondazione poetica e pure non letterario, ma profondamente
fisico e quasi inscritto nel corpo di ciascun personaggio.
Aliena
anche la storia che possiede la secchezza laconica e la violenza di un
fatto di cronaca, ma anche l'esemplificazione essenziale propria della
tragedia classica.
Scandita
in undici quadri, con un forte commento musicale dal vivo, questa storia,
ambientata nel casamento popolare di una grande città all'inizio
degli anni sessanta, e che si conclude come se fosse una tragedia elisabettiana,
è anche, e forse soprattutto, una storia d'amore.
La storia
di un amore sbagliato, alla fine del quale, una giovane donna
che assomiglia quasi a una bambina, resta sola nel suo inferno
cercando di trascinare i suoi morti verso il cielo, lontanissimo,
alla ricerca di un impossibile altrove".
|
|