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FOTO
DI SCENA
La
Contemporanea 83 s.c.a.r.l.
presenta
L'ARCA DI GEGE'
Cabaret
in due tempi
di
Vittorio Franceschi
musiche
di
Germano Mazzocchetti
con Paolo Triestino
regia
di
Vittorio Franceschi
Dopo
la bella esperienza di "Cabaret da viaggio" era fatale ricaderci.
Ma non sono certo che questo nuovo spettacolo possa essere definito
cabaret, anche se l'idea che lo anima è la stessa: divertire
il pubblico in modo non banale, parlando dei vizi e delle storture
della società in cui viviamo.
Chiamiamolo cabaret per convenzione
e anche un po' per scaramanzia: chissà che non porti bene. Chi
è Gegè? E' il fratello minore di Noè (duecentocinquant'anni
di meno) di cui la Bibbia non parla. Sarà lui, quando le prime
gocce cominceranno a scendere, a fuggire con l'Arca rubandola
al fratello. E a portare in salvo, al posto di animali innocenti
a coppie, singoli figli di puttana destinati a ripopolare la
terra quando la colomba sarà tornata col rametto d'ulivo (non
è difficile pensare che quella colomba farà una brutta fine).
Ecco perché tuttora il mondo è marcio:
tutta colpa di Gegè, che ha rubato un'Arca con la stessa facilità
con cui oggi si ruba un motorino, impedendo a Noè di compiere
la sua missione (anche lui, però, poteva stare più attento!)
così come il Padreterno gli aveva comandato di fare (1).
Chi viaggia sull'Arca di Gegè? Il peggior
campionario umano, anche se il più delle volte i peggiori sembrano
i migliori e con la dialettica si può giustificare tutto, anche
il delitto. E siccome per ripopolare il mondo ci vuole almeno
una donna, il primo passeggero dell'Arca di Gegè sarà proprio
lei, la Luisa, che non potendo più battere (non ci sono più
marciapiedi, quei pochi che si sono salvati sono coperti da
mezzo metro di fango) diventerà mamma di tanti pessimi frugoletti,
figli di Gegè e degli altri passeggeri senza distinzione di
categoria, titolo di studio e ceto sociale perché il diluvio
ha azzerato tutto. Insomma, andiamo proprio male.
E' vero, lo sapevamo già e non c'era
bisogno che qualcuno ce lo ricordasse con uno spettacolo di
cabaret. Ma anche noi teatranti dobbiamo pur vivere. Abbiate
dunque comprensione, in attesa che il Padreterno si stufi un'altra
volta e ci mandi il diluvio definitivo, che sarà senza giraffe,
senza colomba, senza Noè, senz'Arca, senza quella canaglia di
Gegè e quella puttana della Luisa.
(1) Tra l'altro, Sem, Cam e Iafet non sapevano nuotare.
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