La
Contemporanea 83 p.s.c.ar.l.
presenta
OTTAVIA
PICCOLO
in
T
E R R A D I L A T T E E M I E L E
di Manuela Dviri
con la collaborazione di Silvano Piccardi
Regia
Silvano Piccardi
Scene
Marco Capuana
Musiche di
Luigi Cinque
Personaggi
Leah, Ottavia Piccolo
Il figlio di Leah, Enzo Curcuru’
E’
sabato, a Gerusalemme, anzi “shabbat agadol”,
il sabato prima del digiuno di kippur. A casa di Leah, ebrea
israeliana di origine argentina, il marito, ebreo ortodosso,
preferirebbe che non si usasse il telefono durante la giornata
del riposo, secondo le regole del precetto religioso. Leah
non è praticante, quindi non è andata alla sinagoga
col marito; anzi, approfitta della solitudine per dedicarsi
al lavoro (è una cineasta e sta verificando il testo
per il commento di un documentario “Medio Oriente: guida
per il turista che non c'è”) e per comunicare
con le amiche. Sono due palestinesi: Maria, una insegnante,
cattolica, e Hanan, più impegnata, forse una giornalista,
musulmana.
Leah è contro la guerra e si prodiga come può
per dare il suo contributo anche alle iniziative più
specifiche, concrete, utili.
La giornata sembra nascere relativamente tranquilla, ma presto
la tragedia “esterna” (bombardamenti, attentati,
ritorsioni) torna ad incombere. E avvia, per Leah, un viaggio
dentro se stessa, il suo passato, le lotte sostenute. Rincontra
le persone che più ama e ha amato (il figlio “eroe”
l’ombra del padre…) nello sforzo di capire il
senso – e di trarre un bilancio, della scelta compiuta
più di trent’anni prima, appena diciottenne,
di trasferirsi dall’Argentina in Israele: quali erano
i sogni? Qual è stato il prezzo pagato? Cos’è
quella paura atavica che sente crescere in sé? Possibile
che l’orrore non possa avere fine? E i suoi figli, suo
marito?
Un’inimmaginabile telefonata di quest’ultimo la
riporta alla realtà: ha deciso di arruolarsi di nuovo,
alla sua età!
Le sembra che il mondo stia impazzendo. Fuori i jet militari
rendono assordante l’atmosfera. Maria la chiama sconvolta:
i soldati israeliani sono entrati in casa, suo fratello..sua
madre…. Cade la comunicazione. La situazione sta precipitando.
Disperata, Leah cerca Hanan, riesce a trovarla, ma…
Inutile
riassumere oltre. La Terra di latte e miele (Shabbat) è
un pezzo di vita di una donna vera, in un mondo reale, colto
quasi in “presa diretta”. L’azione scenica
si svolge dentro una stanza di una casa borghese di Gerusalemme,
oggi. E si dipana in tempo reale, in un singolare rispetto
assoluto delle “regole” aristoteliche di unità.
E tuttavia il dramma avanza per quadri, come se la protagonista
scendesse di scalino in scalino verso un finale in cui tutte
le sue “certezze” vengono meno, spogliata di ogni
possibilità di comunicazione che non sia l’andare
oltre… uscire di scena.
Silvano Piccardi
Il testo nasce dall’esperienza diretta di donna e di
scrittrice, di Manuela Dviri Vitali Norsa. In Italia è
particolarmente nota per l’attività giornalistica
(collabora da Tel Aviv per il Corriere della sera); in Israele
è più conosciuta per la sua tenace battaglia
contro la guerra, iniziata in modo particolarmente deciso
dopo la morte del figlio militare, durante l’intervento
israeliano in Libano.
Grazie alla insistenza e all’aiuto di Silvano Piccardi,
è ora approdata a questa prima esperienza di scrittura
teatrale. La Terra di latte e miele ( Shabbat) non vuole essere
un pamphlet o una bandiera: vuole solo - e forse più
ambiziosamente, portare sulla scena uno spaccato del nostro
mondo contemporaneo, visto attraverso la sensibilità
e la forza di una donna. E il suo disperato, rabbioso bisogno
di vita normale e di dialogo, malgrado tutto…