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La
Contemporanea 83 s.c.a.r.l.
presenta
T
U T T O P E R
B E N E
di
Luigi
Pirandello
regia di Pino
Micol
con Pino
Micol
scene e costumi
di Carlo De Marino
musiche di
Stefano Marcucci
E'
ardua impresa scrivere " qualcosa" su un testo pirandelliano
per cercare di illustrare in poche parole ciò che si
è letto, si è individuato o anche solo capito
al di là della semplice ma non mai semplice trama,
storia, fattaccio in generale che è alla base delle
avventure umane dall'autore prese in serio e tormentato esame.
Quando si è certi di essere diventati padroni dei movimenti
infiniti che agitano un qualunque testo di Pirandello
o, giacché ci siamo, che rendono inafferrabile questo
"Tutto per bene" di cui ci occupiamo, ecco che il sorriso
o il ghigno dell'autore ci avvertono che ancora una volta
siamo stati beffati e che quello che avevamo intuito è
sì vero, ma fino a un certo punto perché poi
ci sono i risvolti sempre plausibili, i contrari che diventano
di colpo evidenti, le secondarie intenzioni che si palesano
come principali.
Non
mi sono scoraggiato perché i tanti anni di mestiere mettono
sull'avviso a proposito del nostro siciliano di Bonn, ma certo
è da riconoscere che i viaggi all'interno della psiche
pirandelliana ci fanno capire che la sua stessa aria è
respirato da Freud e che le sue storie cosi impregnate della materia
di cui son fatti i sogni non possono essere viste e affrontate
in senso univoco ma carezzate, aggirate, conquistate per cercare
di provocare in loro la crepa, il lapsus che riveli un attimo
di illuminazione, l'ammiccamento che ti permette di proseguire
nel lavoro di seduzione e di conquista.
Duro
capirsi da vivi, pare dire il nostro; se poi nel dialogo si inseriscono
anche i morti in un rapporto per giunta di lunga annosa dipendenza,
si rischia di offuscare in se stesso e presso gli altri il senso
della realtà in un rapporto che vede il rifugio nella pazzia
come la corsia preferenziale da imboccare se si vuole continuare
a vivere.
Quello
che proprio non riesco a considerare fondamentale in "Tutto per
bene", nonostante l'apparente evidenza, è la storia di
italiche corna che pare muovere l'intera vicenda; se le corna
sono tradimento fisico, storie di sesso, di coniugi ridicolizzati,
di orgogli maschili mortificati, le corna qui non c'entrano. Quando
ad essere tradita è l'anima, la profonda dignità,
la fiducia nell'amicizia anche coniugale, il sentimento casto
e severo della virilità della propria vita, chi tradisce
non cornifica ma commette omicidio e chi, nonostante l'omicidio
ama, aiuta, stima, protegge l'assassino per comodità, interesse,
attaccamento alla materialità della vita è complice
nel delitto alla pari del suo autore.
Martino
Lori compie il lungo percorso della scoperta dolorosa e assolve
la moglie morta,
rea
di semplici corna per passione, per debolezza di "donna" come
lui stesso dice e rifiuta di assolvere Manfroni e la "figlia non
figlia" perché omicidi, non lavati e purificati dal trasporto
amoroso che può giustificare e condurre alla comprensione
e al perdono. La pazzia di Enrico IV forse gli permetterà
la sopravvivenza fisica, ma chi cullerà la sua anima lacerata
dai ricordi e dalla necessità della finzione?
Pino
Micol
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Giovanni
Macchia – Introduzione a "TUTTO PER BENE"
- E'
una commedia in tre atti tratta dall'omonima novella del 1906;
la stesura ha avuto luogo tra il 1919 e il 1920.21. E’ stata
rappresentata la prima volta al Teatro Quirino di Roma Il 2
Marzo 1920 dalla Compagnia di Ruggero Ruggeri.
- Nella
vita di ogni individuo può verificarsi un fatto rivelatore
di una verità che una volta conosciuta può completamente
capovolgere tutte le prospettive e sconvolgere la sua esistenza.
- E'
quanto è capitato a Martino Lori che, all’improvviso,
dopo diciannove anni di certezze nella fedeltà della
moglie, nell'onestà e nella bontà del suo superiore
ed amico Senatore Salvo Manfroni, scopre che la moglie lo tradiva
proprio con lui e che Palma Lori non è sua figlia. Egli
aveva continuato a vivere spiritualmente unito con la compagna
scomparsa, fino a recarsi ogni giorno al cimitero e aveva lasciato
che della figlia si interessasse il senatore che le aveva dimostrato
affetto fin da bambina e che sta provvedendo a maritarla bene
con una ricca dote.
- Questo
suo comportamento agli occhi degli altri era una falsa ostentazione
per salvare la faccia e continuare a godere i vantaggi della
sua irregolare situazione familiare, tanto che tutti ,dalla
figlia a Salvo Manfroni, pensano che egli esageri e ne sono
nauseati. Quando scopre la verità capisce perché
tutti lo trattavano con disprezzo o con sopportazione; lo ritenevano
un uomo spregevole che per avanzare nella carriera aveva permesso
alla moglie di tradirlo col suo superiore. Disperato dice alla
figlia: "ma che essere vile sono io dunque stato per voi? S'accorge
che la moglie "gli muore adesso, uccisa dal suo tradimento".
- Anche
la figlia à sconvolta da tanta sincerità ed
onestà così inattese che capovolgono l'immagine
falsa che ella aveva di lui. Ora il miserabile è il senatore
Salvo Manfroni che ha, non solo tradito l’amico e sedotta la
moglie che alla fine era nauseata di lui e aveva amato
con slancio il marito, ma si era anche appropriato degli appunti
del padre di lei, noto scienziato, pubblicandoli in uno studio
a suo nome.
- Martino
Lori può rinfacciare a tutti che non s'erano,
contentati di crederlo soltanto un miserabile ma anche un imbecille:
"Ma io ho potuto essere un imbecille, finché ho creduto
a cose sante e pure: all'onestà! all'amicizia ! Ora no,
più! "Potrebbe vendicarsi rovinando Manfroni. o costringendolo
a dichiarare che Palma è in realtà sua figlia
di Martino Lori. Ma sente l'inutilità di questa rivalsa
e, ancora una volta dà prova d'essere superiore agli
altri..La salvezza gli verrà dall'affetto autentico che
ora Palma ha per lui, dalla sincerità dei sentimenti
in cui ha sempre creduto, che rendono la vita degna d'essere
vissuta al di sopra della falsità, dell’ipocrisia, dell'interesse
(Italo Borzi - Il Teatro di Pirandello
-Newton - 1993)
- Pirandello
mostra in atto la metamorfosi di in personaggio, dall’incoscienza
alla coscienza. Il processo inizia con il colpo di scena del
secondo atto: il personaggio nasce, traumaticamente, da una
improvvisa coscienza del nulla, da un sentimento del vuoto,
nel quale l'intera vita di Lori s'è vanificata, compreso
il tradimento della moglie ("Non m'ha tradito nessuno! Non m'ha
ingannato nessuno!") Un vuoto che rischia d'essere
riempito dai gesti più folli e terribili.
- Dopo
il grido, la ricerca affannosa e balbettante d'una sortita,
d'un risarcimento alla rapina della vita, e infine lo scatto
del personaggio: "Ah! ma quel pianto me lo paga! me lo
paga, ora!".
- Le
varie vendette che Lori va escogitando si rivelano tutte impossibili.
Dal crollo delle illusioni si salva soltanto un sentimento,
l’amore di una donna: "L’unica cosa viva e vera, ch’io m’abbia
avuto, dopo il delitto. Tutto il resto è stato inganno…".
Non resta per Lori che riprendere, e consapevolmente, la " commedia
"recitata :fin allora senza saperlo. E' il sipario cala sull'amara
conclusione del "tutto per bene" secondo la morale vigente in
un mondo corrotto come quello dell'ambiente sociale e politico
della Roma giolittiana, qui colto nel suo momento di crisi.
Un mondo dipinto a fosche tinte e nel quale nessun personaggio
maschile sembra salvarsi. E’ singolare che il titolo, "Tutto
per bene" sia stato inteso da tutti i commentatori nel senso
di "tutto è bene quel che finisce bene!", mentre il senso
letterale è esplicito sia nella novella che nel dramma:
"per bene" sta per "pulitamente, come usa fra gente per bene".
Ulteriore conferma è nel titolo dato alla versione siciliana:
"Con i guanti gialli".
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