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ASSOCIAZIONE NAZIONALE
TEATRO PRIVATO INDIPENDENTE
A.N.T.P.I.
 


SI VOLTA PAGINA SUI VIGILI DEL FUOCO
QUALI SONO I PROSSIMI APPUNTAMENTI?

Dunque dal 1 gennaio del 2002 lo spettacolo dal vivo avrà a disposizione 10 miliardi per far fronte all’onere dei vigili del fuoco nei nostri teatri; è stata approvata infatti l’8 febbraio una legge intitolata “Nuove disposizioni in materia  di interventi per i beni e le attività culturali” nella quale, all’art. 5, comma 5, si dice: “ Al fine di contribuire alle spese sostenute dai titolari ed utilizzatori di sale adibite a pubblico spettacolo per le spese di vigilanza e sicurezza in occasione di pubblici spettacoli, a decorrere dall’anno 2002, è autorizzata la spesa complessiva annua di lire 10.000 milioni. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il parere del Comiitato per i problemi dello spettacolo, sono definiti i soggetti, i criteri e le modalità di erogazione della somma di cui al presente comma.”

 Con questa legge lo stato ripara a una iniquità che dura dal 1991, che ha pesato più duramente sugli operatori del teatro perchè per essi, a parità di spesa rispetto a un ente lirico o a una discoteca, l’incidenza rispetto al fatturato è molto più alta. Dobbiamo quindi ricordarla tra le cose buone fatte dalla nostra Amministrazione e ringraziare anche i deputati promotori della legge.

 Forse è utile aggiungere un paio di riflessioni, rivolte soprattutto alla nostra categoria. Per anni ci siamo sentiti rimproverare l’inutilità e il costo del lavoro associativo. In questo caso è dimostrato, non attraverso le idee, ma attraverso i fatti, che la spinta associativa in certe situazioni è necessaria. Se non ci fossero stati tre o quattro anni di proteste, di riunioni, di documentate contestazioni, da parte di molti nostri associati e dell’associazione nel suo complesso, oggi non saremmo qui a discutere, sia pure in extremis, di questo risultato. Detto in termini brutali, 10 miliardi sono pèiù di quanto le categorie pagano in quote associative ogni anno e quindi possiamo dire che essere associati si è dimostrato conveniente anche in puri termini economici. Ma non si tratta tanto di fare una rivendicazione, quanto di capire che lo sforzo collettivo, per quanto ingrato, alla lunga remunera tutti e quindi essere categoria è in molti casi più determinante che essere singoli operatori, per quanto influenti e importanti.

 Se in questi anni ci sono passate sulla testa alcune normative non proprio in linea con le nostre necessità, forse è stato anche perchè la categoria è distratta, divisa, più sbilanciata sul gioco individuale che su quello collettivo. C’è molto da fare: la fiscalità e il collegamento dello spettacolo con lo stato sociale sono per esempio due temi che esigono un confronto, tecnico e ideale, privo di pregiudizi.

 La seconda riflessione deriva dalla lettura attenta della legge che ci ha sollevato dall’onere dei vigili del fuoco. Per quanto riguarda le attività inerenti al Fus (le altre in questo caso non ci riguardano), essa dispone l’erogazione di 16.800 milioni all’anno a partire dal 2002, che, uniti ai 25.000 milioni appena erogati per gli enti lirici,, fanno 41.800 milioni di lire all’anno, pari all’incirca al 4,1 per cento dell’intero Fus. Che cosa voglio dire? Che mi sembra sia in atto una tendenza a operare economicamente al di fuori del Fus, modificandone quindi le percentuali di intervento. Se il 4 per cento può parere un piccolo spostamento, quando si guarda ai singoli settori gli spostamenti possono diventare anche clamorosi.

 Quindi è bene che la categoria, nel ringraziare l’Amministrazione dei maggiori interventi operati attraverso questo meccanismo, si chieda se sia meglio che il Fus venga scavalcato o non piuttosto difeso e rafforzato.

Fioravante Cozzaglio

11.02.2001



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