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ASSOCIAZIONE NAZIONALE
TEATRO PRIVATO INDIPENDENTE
A.N.T.P.I.
IL FUS, LA LIRICA E I
POMPIERI
Ogni tanto succedono delle
cose strane. Gli addetti dello spettacolo erano lietissimi di sapere che
il governo Amato ha portato il Fus a 1000 miliardi, con un incremento del
3%; poi gli è stato spiegato che il Fus è arrivato, con i
recenti provvedimenti parlamentari, a 1025 miliardi, ma questi 25 miliardi
non fanno in verità parte del Fus, e quindi non vengono distribuiti
in quota ai vari comparti, ma sono destinati a ristorare le esauste casse
di alcuni enti lirici. La gioia di alcuni addetti allo spettacolo si è
venata di perplessità e una buona azione del governo rischia curiosamente
di apparire come una gaffe; non perchè le categorie abbiano il vizio
di lamentarsi comunque o perchè alcuni di noi non siano contenti
di veder premiata la propensione di alcuni enti lirici al deficit di bilancio;
ma perchè, visto che di quattrini e di interessi si tratta,
viene naturale interrogarci sulla destinazione e il significato di una
operazione così impegnativa.
Forse non è chiara l’incrinatura
che la manovra può involontariamente provocare: oltre a creare il
precedente di una oggettiva variazione delle percentuali di riparto,
si portano alcuni enti lirici a beneficiare, sul totale di incremento dei
fondi per lo spettacolo di 55 miliardi, di una cifra di 39,343 miliardi,
pari al 71,6 % complessivo.
Intendiamoci, noi siamo felici
che questo accada, e non intendiamo togliere a Curzio Maltese ulteriori
argomenti per la sua polemica sugli “artisti a carico”: ci domandiamo semplicemente
perchè quando si discute delle risorse per ottenere il riallineamento
della stagione teatrale sull’anno solare ci si dice che è impossibile
trovare 20 miliardi l’anno per tre anni, o perchè quando segnaliamo
l’iniquità del trattamento che il teatro italiano subisce nei rapporti
con i Vigili del Fuoco ci troviamo di fronte a un mare di rassegnazione.
Siccome c’è una spiegazione
per tutte le cose, mi viene da pensare che qui non sia in gioco il diritto,
ma l’evidenza degli interessi: maggioranza e opposizione si sono trovate
d’accordo nello stanziare i fondi per gli enti lirici, perchè gli
enti lirici rappresentano agli occhi del personale politico la visibilità
e l’ufficialità della cultura, un intreccio di consigli di amministrazione,
una solida base di posti di lavoro: in una parola, l’Iri dello spettacolo
italiano. E’ una deriva, psicologica e culturale, più forte di ogni
ragionamento: messo di fronte alla scelta tra l’intervenire sul sistema
per migliorarne la produttività complessiva e l’intervenire
sui singoli pezzi del sistema per migliorarne la visibilità istituzionale
il politico subisce la forte tentazione di privilegiare tutto quanto può
trasformarsi in immagine e in valenza istituzionale.
Quando il nostro ministro dice
che il lavoro principale di questa amministrazione è stato quello
di “elevare il rango” della politica culturale nel nostro paese, di sottrarla
alla residualità e di farne uno dei perni dell’azione politica,
dice una cosa giustissima e sulla quale trova una grande solidarietà
politica e culturale; ma quando dice che per sostenere la cultura italiana
è necessaria una forte dose di “mano pubblica” forse è il
caso di fermarsi e di cercare di capire. Sugli obiettivi ci siamo trovati
tutti d’accordo, sugli strumenti forse non abbiamo neanche cominciato a
discutere. A cominciare dalle parole: politica culturale o politica per
la cultura? “Mano pubblica” o sostegno pubblico? Elargizioni o incentivi?
Sussidiarietà tra pubblico e privato o concorrenza sleale?
Credo che nei prossimi mesi
sarà necessario che ognuno di noi, individuo e categoria,
apra una propria personale campagna elettorale, per capire quali sono le
volontà nei confronti della cultura teatrale, le reali intenzioni
delle nostre forze politiche, di destra, di centro e di sinistra, per commisurarle
alle necessità e alle aspettative del nostro mestiere, per fare
un ragionamento alla luce del sole; altrimenti rischiamo di ottenere non
dei progetti d’insieme, ma un insieme di piccoli benefici personali, secondo
la contiguità di ognuno di noi col potere politico.
Ecco perchè l’episodio
del finanziamento agli enti lirici non va preso come un simpatico colpo
di mano o come un incidente di percorso, secondo i punti di vista, ma come
il manifestarsi preciso di una volontà che premia comunque l’istituzione
anche quando è priva di atteggiamenti virtuosi e privilegia
l’elargizione rispetto alla riforma strutturale, per la quale si è
detto di voler fare molto. Può sembrare ingeneroso mettere sullo
stesso piano l’intervento per gli enti lirici e l’intervento sui vigili
del fuoco; il fatto è che nel primo caso si è sanato il gusto
per il deficit di molti nostri enti, nel secondo caso si è
evitato di intervenire ancora una volta su un delicato rapporto stato -
cittadino: perchè tutti sanno che l’obolo ai Vigili del Fuoco non
è nato da una necessità di tutela dell’incolumità
dello spettatore, ma dalla necessità di trovare risorse per un capitolo
di bilancio del corpo dei Vigili del fuoco. Quindi non per tutelare il
cittadino consumatore, ma lo stato fornitore, nei confronti del quale il
cittadino si trova a svolgere un ruolo di supplenza anche economica. Queste
buone ragioni, difese e riconosciute in pubblico e in privato, non hanno
trovato nessun ascolto perchè gli interessi in campo hanno pesi
diversi. Evidentemente bisogna rivolgersi altrove e trasformare un pacato
e argomentato contenzioso amministrativo in una questione di carattere
giudiziario: siamo sicuri che tutti i luoghi aperti al pubblico siano tutelati
nella stessa necessaria misura?
Fioravante Cozzaglio
16.01.2001
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