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“Bellissima Maria” di Roberto Cavosi, con la regia di Sergio Fantoni
di Franco Quadri - La Repubblica
E’ un triangolo maledetto, ereditato forse inconsapevolmente dalla grande letteratura del terrore e del mistero, quello che lega i protagonisti dell’ultimo testo di Roberto Cavosi, Bellissima Maria, premio Riccione 2001.
Gran Personaggio, Maria appaga la sua naturalità concedendosi totalmente al piacere ma con una sorta di purezza infantile, e passa dalle braccia del marito a quelle del figlio di primo letto di lui senza rimorsi per il rapporto incestuoso che tormenta gli altri due. Ma solo nell’ultima parte lo spettatore scoprirà il segreto che grava sulla famiglia: il marito e padre, investigatore privato che trascorre le sue giornate sviluppando le foto di quella che crede una sua vittima mentre sta per cadere in un burrone, non fa che evocare l’assassinio che lui stesso ha subìto davanti alla moglie per mano del figlio, e che si è rifiutato di accettare; questo Rocco è in realtà un vampiro che continua a imporre ai familiari il peso della sua presenza.
 
Siamo di fronte a un thriller psicologico svolto con pudica secchezza, che ha qualche debolezza nelle fasi ripetitive del training pugilistico del figlio, ma prende alla gola quando si svela il mistero di una convivenza a tre che non ignora ascendenze mitiche. La regia di Sergio Fantoni per la Contemporanea 83, alle prese con un testo obiettivamente difficile, è efficace nel scegliere la carta dell’essenzialità nella semplice scena a più livelli di Nicolas Bovey, ma dovrebbe dare maggior risalto alla maniacalità delle due ossessioni che contrappongono i coniugi: Maria che, come una nuova Penelope, continua a confezionare nuovi abitini nozze sempre identici per il marito, e questi che non smette un lavoro di ingrandimenti fotografici alla scoperta del proprio destino, ma lo compie confinato dietro una tenda e sottraendo praticamente il proprio travaglio all’attenzione dello spettatore. Né del resto i personaggi sono travolti dal mambo che, nelle intenzioni dell’autore, doveva dar ritmo all’intera pièce. Brava e dolce, Ottavia Piccolo non ostenta qui però la carica di sensualità di Maria e neppure l’innocenza assoluta che è alla base del suo complesso personaggio, mentre Ivano Marescotti caratterizza con acuta partecipazione l’oscuro personaggio del marito e Fausto Morciano dà impeto alla figura più convenzionale del figlio. E il pubblico risponde con calore entusiasta.
 
Franco Quadri