Nel 1989 Ettore Scola scrive e dirige il film "Che ora è" con Marcello Mastroianni e Massimo Troisi protagonisti. Il film ambientato e girato interamente a Civitavecchia, racconta un giorno speciale: la visita di Giuseppe Ridolfi, un avvocato romano di successo, al figlio Michele, indolente napoletano e simpatico laureando in lettere, momentaneamente di stanza nella caserma Piave per il servizio di leva.
Il film è una lunga passeggiata tra padre e figlio per tutta la la città, un'occasione per parlare un po', scontrarsi e scoprirsi. Tra i pescatori del porto, nel ristorante caratteristico, da Loredana la ragazza di Michele, nel bar dove il giovane militare così chiuso e introverso con il padre ha invece uno splendido rapporto con tutti... si susseguono scene di gelosia, rivendicazioni e confessioni reciproche di malumori accumulati in una vita. Dopo 22 anni, a Febbraio 2011 il film viene messo in scena da Pino Quartullo, in una sorta di mise-en-espace, grazie all'adattamento teatrale di Paola e Silvia Scola, tratto dalla sceneggiatura del film originale di Ettore Scola. Pino Quartullo interpreterà il padre Giuseppe; due giovani di talento interpreteranno i ruoli di Michele e di Loredana. Che ora è sta per essere pubblicato e rappresentato a teatro anche in Francia.
Note di Paola e Silvia Scola, adattatrici del testo
Dal film di nostro padre Che ora è - sceneggiatura originale di Ettore Scola, Silvia Scola, Beatrice Ravaglioli e Paola Scola (quest'ultima non accredidtata perchè subentrata successivamente) - racchiuso in una unità di luogo (Civitavecchia) e di tempo (l'arco di una giornata), raccontiamo il difficile incontro tra un padre e un figlio che per la prima volta in trent'anni decidono che è giunta l'ora di stare insieme, da soli, e di parlare un po'. O lameno di provarci. Intento encomiabile, ma non semplicissimo, viste le divergenze caratteriali e generazionali che si sono via via stratificate nel tempo e che hanno allontanato Giuseppe e Michele fino a farli ritrovare oggi a non conoscersi affatto e ad essere due adulti praticamente estranei.
Ovviamente l'affetto filiale e paterno non è mai mancato ma l'amore non basta a costruire u rapporto solido, di scambio e di comunicazione, tantopiù così, da un giorno all'altro e nell'arco di poche ore. Ombre, scatti, silenzi, malumori, recriminazioni, accuse, scuse... una giornata faticosa che finirà però per riavvicinare padre e figlio come non lo sono stati mai da quando si conoscono.
Paola e Silvia Scola
Note di Ettore Scola, autore della sceneggiatura e regista del film originale
Come è accaduto ad altri miei film, anche 'Che ora è' diventa adesso opera da rappresentare in teatro. Ogni testo, letterario cinematografico teatrale o televisivo, resta memorabile o dimenticabile anche quando viene proposto in un linguaggio diverso da quello per il quale era stato concepito.
Nella versione di 'Che ora è' che Paola e Silvia Scola hanno scritto per il teatro ho ritrovato l'analisi ironica e le progressioni psicologiche di un padre e un figlio che per un giorno intero si sbattono tra l'impulso di farsi male e il bisogno di volersi bene: insomma quelli che erano gli intendimenti del film. Ora so che dell'avventura teatrale si incarica Pino Quartullo e credo che le sue esperienze di attore e di regista e la sua appartenenza alla città che fa da scenario a questo incontro generazionale possano garantire la riuscita dell'operazione, alla quale auguro ogni successo di pubblico, di critica e di autocritica.
Ettore Scola
Note di Pino Quartullo regista teatrale e interprete
Quando Ettore Scola, mi ha detto che Paola e Silvia avevano curato un adattamento teatrale di Che ora è mi sono sentito subito predestinato e onorato di poter curare l'allestimento teatrale.
Nel 1989 Ettore Scola venne a girare il film interamente a Civitavecchia, con Marcello Mastroianni e Massimo Troisi, ma la città non ne uscì bene perché fu usata come un contenitore triste, lo sfondo grigio per un rapporto difficile tra padre e figlio. Mi si offriva così una doppia possibilità, di riscatto per la mia città e per me di rivisitare un bellissimo film, che fece vincere al Festival di Venezia 1989 la coppa Volpi per la migliore interpretazione, a pari merito, sia a Mastroianni che a Troisi. Nel film il padre auspica e sogna il massimo per suo figlio, ma scopre che il suo ragazzo vuole fermarsi a vivere lì, a Civitavecchia! ... l'uomo trasecola, esplode, come se rimanere a vivere a Civitavecchia fosse la peggiore delle sciagure.
Civitavecchia in questi anni è molto cambiata, il suo porto è uno dei più importanti del Mediterraneo, la costa è stata completamente rimessa a nuovo, un'intensa attività culturale la anima ininterrottamente per i dodici mesi l'anno e quindi vediamo quella Civitavecchia del 1989 molto diversa da oggi.
Sempre più persone infatti si spostano da Roma o da altre città per trasferirsi a Civitavecchia e godere del suo bellissimo mare. Inoltre curare questa versione teatrale di Che ora è mi stimola enormemente e mi permette di replicare la fantastica opportunità che ebbi nel 1999, grazie anche a Gigi Proietti, di reinterpretare un ruolo che è stato scritto da Ettore Scola ed interpretato da Marcello Mastroianni: Dramma della gelosia.
In Che ora è, molto più che nell'altro lavoro di Ettore Scola, questo personaggio di padre mi costringerà ad allontanarmi moltissimo da come fu interpretato dal grande Marcello: sia per ovvie differenze artistiche, sia per una diversità di età e fisicità rispetto a quando Mastroianni interpretò Giuseppe. Anche il ragazzo che interpreterà Michele sarà molto più giovane e chiaramente distante dalle caratteristiche di Troisi. Attingerò dal mio essere padre, possessivo, curioso, geloso, pragmatico e molto concentrato sul lavoro a contrasto con un figlio indolente, poco ambizioso, con idee poco chiare sul da farsi nella vita. Il testo di Che ora è è ricco di possibilità e strade da esplorare, sia in ambito commedia, che in ambito di scontro generazionale. Ho già avuto modo recentemente, con Federico Moccia, nei suoi due film Scusa, ma ti chiamo amore e Scusa , ma ti voglio sposare, di interpretare il padre della ragazza che si fidanzava e si sposava con Raoul Bova. Là ho indagato, spiato, non capito, mostrato debolezze esilaranti; spero di proseguire il mio cammino di crescita con questo personaggio, sia come attore che come padre. Come civitavecchiese, credo che sarà un'occasione di riappacificazione fantastica tra bellissimo film e una splendida città.
Pino Quartullo