agenda
STAGIONE

STAGIONE
IL TEATRO DI RADIO 3 - SPECIALE POLITKOVSKAJA


OTTAVIA PICCOLO - APPRESCINDERE, 13/10/2011


OTTAVIA PICCOLO - MILLEPAGINE, rai.it, 20/09/2011


OTTAVIA PICCOLO - CHE TEMPO CHE FA, 20/03/2011



newsletter
Iscriviti per aggiornamenti sulle nostre iniziative.
Inserisci la tua e-mail:
Iscriviti
Cancellati
ARCHIVIO
E D I P O . C O M
con la collaborazione di Francesco Brandi
 
Regia
 
LA STRAORDINARIA STORIA DI EDIPO

Edipo è diventato re di Tebe dopo aver sconfitto la Sfinge, che teneva in scacco la città con i suoi indovinelli. Ha sposato Giocasta, vedova del precedente re, Laio, trucidato con la sua scorta in circostanze misteriose. All'inizio della storia, una terribile pestilenza sta seminando terrore e morte nella città di Tebe. Edipo manda il cognato Creonte a Delfi per consultare l'oracolo di Apollo, il dio della chiarezza cui egli è da sempre devoto. Il responso è inequivocabile: l'epidemia avrà fine soltanto quando verranno scoperti e puniti gli autori dell'assassinio di Laio. Edipo intraprende perciò con coraggio l'indagine su quello che gli appare come un oscuro delitto di Stato. Pressato dall'opinione pubblica, convoca il veggente cieco Tiresia, da tutti stimato e temuto.

A sorpresa, l'indovino è dapprima inspiegabilmente reticente, poi riversa su Edipo l'accusa di regicidio, aggiungendovi una serie di infamanti giudizi sulla sua condotta morale. Edipo, indignato, lo caccia via furiosamente. Convinto che sia il cognato ad ordire il complotto ai suoi danni, condanna a morte Creonte, gettando i suoi concittadini in un confuso sconforto. Compare Giocasta, l'unica in grado di far ragionare Edipo e lo invita a non dare eccessivo peso alle voci legate a indovini e oracoli. Per placarlo, gli narra del suo tragico destino di madre, costretta molti anni prima ad abbandonare sui monti un figlio appena nato proprio per colpa di un funesto vaticinio ricevuto dal suo ex marito Laio: quel bambino avrebbe dovuto uccidere il padre. Il dolore di Giocasta per aver sacrificato quel figlio si era fatto ancor più rabbioso quando l'ex marito aveva trovato la morte per mano di altri ad un maledetto crocicchio di tre strade. Edipo interrompe il triste racconto sconvolto da un particolare apparentemente insignificante: quel crocicchio di tre strade. E racconta, a sua volta, a Giocasta il suo tormentato passato. 

Cresciuto con il padre Polibo e la madre Merope, re e regina a Corinto, era fuggito per colpa di un vaticinio di Apollo, che gli aveva predetto che avrebbe ucciso il proprio padre e si sarebbe congiunto alla propria madre. E nel suo vagare, appena prima di giungere a Tebe e sconfiggere la Sfinge, aveva incontrato un vecchio con una scorta armata, era stato provocato ed aggredito, aveva violentemente reagito e infine fatto strage di tutti. Il luogo era quel crocicchio. Da questo momento, la necessità di Edipo di far luce sull'omicidio di Laio si fa duplice, pubblica e privata, e nessuno sarà più in grado di fermare la sua determinazione a conoscere la verità fino in fondo, costi quel che costi.

Ma la storia riserva ancora altri colpi di scena. Edipo scopre che esiste un testimone della strage, un servo di Laio rimasto miracolosamente incolume, ma sparito dalla circolazione da molti anni e lo manda a chiamare. Mentre si attende che il vecchio arrivi per fare la sua deposizione, sopraggiunge un messaggero da Corinto che annuncia a Edipo che i suoi concittadini lo attendono per incoronarlo re: l'anziano Polibo è morto. Il paradossale sollievo di Edipo nell'apprendere la notizia che lo libera dall'incubo del parricidio è azzerato dalla rivelazione che lo stesso messaggero gli propina senza alcun giro di parole: Polibo non era suo padre, Edipo è un trovatello abbandonato a morire appena nato sui monti di Tebe e fu salvato soltanto dalla pietà di un servo di Laio cui era stato affidato perché lo sopprimesse, ma che invece lo consegnò a lui, che lo portò al re di Corinto, che a sua volta lo adottò. Edipo è percorso da una crescente dirompente consapevolezza, ma al tempo stesso pare sordo ad ogni possibile collegamento logico e tragico fra i vari tasselli di verità e il proprio personale destino. Vive in una sorta di sospensione, frenetica e folle. Offende Giocasta, che invano tenta di dissuaderlo dal proseguire l'indagine e la allontana violentemente da sé. 

E finalmente giunge il tanto atteso servo di Laio, che nel frattempo si è scoperto essere non solo colui che fu testimone della strage al crocicchio (è per questo che Edipo lo aveva convocato), ma anche colui cui fu affidato il bimbo appena nato perché venisse abbandonato. Insomma, un "supertestimone", al quale Sofocle, con una scorciatoia narrativa un po' troppo disinvolta forse, ma degna di un giallista furbo ed esperto, affida il compito di sciogliere l'intricata matassa. Edipo sottopone il vecchio ad un confronto all'americana (o all'ateniese, se si preferisce) con il messaggero di Corinto e, in un crescendo altamente drammatico, scopre tutto: quel bambino (Edipo stesso) era figlio di Laio e di Giocasta.

Il vaticinio di Apollo, cui aveva tentato disperatamente di sfuggire lasciando Corinto, si è compiuto: ha ucciso il padre, al crocicchio e si è congiunto alla madre, sposando la regina di Tebe.