Meritato successo per Gioele Dix
Gazzetta di Parma - Valeria Ottolenghi
Siamo creature inadeguate alle difficoltà del vivere, avvertiamo l'insufficienza del nostro agire che lascia intatto il male nel mondo e a volte, pare ricordare sghignazzando il nostro Super-io nascosto nel profondo, sembra quasi di essere noi ad aggravare il malessere intorno...
Accidenti: il senso di colpa! E' di questo, e forse d'altri turbamenti esistenziali necrotizzanti, che soffre Anselmo, ricoveratosi volontariamente in una clinica della salute nel tentativo di rigenerarsi, trovare, chissà!, fors'anche un po' d'equilibrio nell'arduo sopravvivere quotidiano.
E' in un'ambientazione chiara, elementi candidi, asettici, che si svolge Edipo.com di/con Gioele Dix, affiancato in scena da Luisa Massidda, regia di Sergio Fantoni, visto al Teatro Magnani di Fidenza: problema primo proprio quel senso di colpa accanito, «totalizzante e immotivato», il più cattivo e tenace, «a priori»! Che fare? Intanto tenere in esercizio il fisico: ecco il bagno. rilassante (etrusco!), l'apparecchio ginnico per camminare sul posto, il lettino per i massaggi. Come sfondo un cielo azzurro con bianche nuvolette. Ma c'è anche un busto che evoca la classicità e una parete obliqua a specchio: bisogna proprio essere sempre presenti a se stessi? Tra le regole, per sgombrare la testa dai pensieri negativi, questa la motivazione, in quel luogo è vietato tenere libri.
Anselmo - davvero molto bravo Gioele Dix, un testo intelligente, colto e spiritoso, l'attore perfetto a valorizzare le battute - non può però accettare una simile rinuncia, lui che considera i libri, quelli giusti, assolutamente terapeutici. Ed eccolo di nascosto leggere e rileggere l'amatissimo Edipo, re di Sofocle. Kant spiega che una trasgressione involontaria ma imputabile si chiama colpa, se volontaria delitto. Edipo aveva ucciso Laio senza sapere che fosse suo padre - ma alla fine, nel crescendo d'identificazione, Anselmo arriverà a dichiarare che sapendolo, l'avrebbe ucciso tre volte! Come può un padre legare i piedi di un figlio e farlo uccidere a pochi giorni dalla nascita solo per paura che diventi suo rivale? Il racconto della storia di Edipo come forma di catarsi? Un recupero delle origini della tragedia? Riuscirà quindi Anselmo a liberarsi di quei sensi di colpa che tanto gli davano pena al punto da farsi curare? Chissà! Certo si sente alla fine più leggero, pronto ad accettare con maggiore leggerezza gli alti e bassi della vita che ci sono comunque.
Ma lo spettacolo è godibilissimo in tutti i suoi passaggi, nel giusto ruolo anche la Massidda, l'infermiera dalle origini italoinglesi che invece sembra impermeabile ai sensi di colpa forse anche perché ride e piange con libertà, sciogliendo più facilmente i grumi che si formano dentro: alla fine la vediamo leggere avidamente l'ultima parte del libro che le ha regalato il suo paziente, che tale ormai non è più, vuole leggere il finale «vero» che a quanto pare promette molte lacrime. Gioele Dix racconta, interpreta, spiega, s'identifica, fa collegamenti con la contemporaneità - e in più occasioni si ride di gusto con Edipo.com, mentre comunque si coglie il desiderio sincero di far comprendere la sempre stupefacente densità dell'opera di Sofocle. Tebe acclama Edipo dopo la sconfitta della Sfinge urlando con gioia «Edipo sei un mito!», «Di già?». Anche Anselmo ricorda di aver desiderato uccidere il padre: se non l'ha fatto era solo per paura di restare solo con la madre.. Ma la ricchezza di Edipo.com sta anche nella caratterizzazione dei diversi personaggi, nelle molte sfumature emotive, pur nella continuità della narrazione distaccata, ironica, divertita. Lunghissimi, davvero meritati gli applausi al termine.
Valeria Ottolenghi