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Gastone, l'amarezza eterna del guitto.
Giornale di Vicenza - Venerdì 15 Dicembre 2006
Non attore: divo. Così preferisce essere chiamato Gastone, raffinato interprete, "diseur", "danceur", uomo che emana fascino, anche se è incredibilmente stanco di tutto; uomo rovinato dalla "guera", eppure idolatrato dalle donne, che non resistono al suo fascino e che lui ammalia e conquista "a getto continuo".
La maschera ideata quasi cent'anni fa da Ettore Petrolini è diventata l'emblema dell'artista vuoto e pieno di sé e, come tutte le creazioni geniali, è senza tempo e sen za dove. Nell'interpretazione di Massimo Venturiello - vista al Comunale di Thiene per la stagione di prosa - la figura di Gastone è diversa da quella proposta dal suo inventore. Petrolini era piccolo e tozzo, glabro e un po' sfatto, con grandi occhiaie peste, la bocca segnata come una maschera del teatro greco.
Il Gastone di Venturiello è slanciato ed atletico, ha il viso incorniciato da un filo di barba, è sornione e disincantato, sembra più furbo e meno "sfigato" (a Petrolini sarebbe senz'altro piaciuta questa parola) dell'originale. Così, chi è venuto a teatro ricordando l'omino in "fracche" che con fare annoiato biascicava il suo palmares di conquiste artistiche e femminili, si trova un po' spiazzato di fronte a questo lungagnone un po' legnoso, ugualmente simpatico ma un po' troppo moderno. Un lieve effetto spiazzante, che i compagni di scena di Venturiello e l'impostazione della commedia mettono presto in secondo piano offrendo un'esibizione piena di brio.
Il filo narrativo della commedia scritta da Petrolini nel 1924 è semplice e senza pretese: Gastone, che in realtà è un guitto di periferia, pieno di debiti e senza scritture, scopre le doti canore di una giovane popolana che, per avvenenza e voglia di sfondare, promette di diventare una vera star. La raccomanda all'impresario di turno il quale, inevit abilmente, si innamora della ragazza, organizza per lei una tournèe e lascia in un angolo il povero Pigmalione. Il quale, ben sapendo come vanno le cose a questo mondo, non se la prende più di tanto e pronuncia la frase indimenticabile: "Non ci tengo, né ci tesi mai".
Poi, indossato di nuovo il suo logoro frac, canta l'ultima strofa del ritornello, quella che fa: "Gastone, con il gua nto a pendolone, vado sempre a pecorone, Gastone, Gastone...". La piccola delusione professionale del protagonista viene raccontata, nella messa in scena diretta dallo stesso Venturiello, con grande profusione di canti e balli, riproponendo in forma gradevole quel teatro di varietà tanto di moda negli anni di Petrolini. Tra gli interpreti, tutti bravi, spiccano la personalità e la voce di Tosca, cantante di musica leggera prestata con buoni risultati al teatro leggero. Lunghi applausi, alla fine dal pubblico di Thiene.