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GASTONE Lusinghe e inganni del Varietà
Hystrio n.2 2007 - Antonella Melilli
Un omaggio, fatto con rispetto,affetto e molta libertà. Così Nicola Fano definisce questo “Gastone”, che attorno alla drammaturgia da lui curata riunisce l’afflato di un’ottima compagnia, capace di concorrere con sciolta efficacia alla riuscita di uno spettacolo spumeggiante di creatività e di  inventiva. Dove dell’omonima commedia, scritta nel 1921 da Ettore Petrolini nel segno di un lacrimevole moralismo d’epoca destinato a ricondurre la protagonista femminile al rassicurante ovile di una popolaresca genuinità, rimangono solo alcuni personaggi, colti all’interno di una compagnia di varietà in perenne ricerca di scrittura. Alla sua guida quella che è forse la maschera più nota ed esilarante partorita dalla satira tagliente dell’artista, che proprio in Gastone riesce a riversare la quintessenza di un parodistico viveur, vanesio ed esaltato di se stesso, privo di ogni senso etico e perfino un po’ patetico nelle sue pretese di artista. Una maschera capace di bollare con lo stiletto di un sarcasmo spietato la vacuità di un mondo certamente lontanissimo dal nostro e tuttavia, per certi versi, già premonitore di meccanismi futuri dominati dal fscino della più superficiale apparenza. A interpretarla Massimo Venturiello, che cura anche la regia, nel segno di una istintività tesa a cercare nel gioco di squadra la sua chiave più autentica. E che qui si mostra protagonista duttilissimo, capace di penetrare con sapienza perfetta le sfumature più ridicole, ciniche, beffarde e innocenti di un personaggio dipinto col vetriolo.
Misurandosi con uguale perizia di surrealismo un po’ svagato e di malleabilissima asciuttezza con la recitazione, col canto e con la danza.
Accanto a lui una bravissima Tosca, capace di inerpicarsi con la voce in virtuosistiche acrobazie, ma anche di lanciarsi in vitalissima freschezza di recitazione e di danza, imprimendo al suo personaggio passi esitanti di popolana un po’ spaesata, che non esiterà ad abbandonare il suo preziosissimo mentore, per buttarsi a capofitto nelle lusinghe dell’impresario e nelle promesse di un trionfo da regina del varietà. Mentre tutto il cast si muove con precisione con saporosa misura a far rivivere le grettezze e le difficoltà di un mondo punteggiato di lustrini e doppi sensi sullo sfondo di una scenografia di essenzialità parca e allusiva, firmata da Alessandro Chiti. Dove i bellissimi costumi di Sabrina Chiocchio si aprono nelle agili coreografie di Fabrizio Angelini in uno spumeggiare di luci e di colori che le musiche di Germano Mazzocchetti concorrono a venare di riverberi di impalpabile malinconia.