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L'OMAGGIO DI TOSCA E VENTURIELLO A PETROLINI E ALL'EPOCA DEL VARIETA'
LA STAMPA – 4 luglio 2006- Carlo Francesco Conti
Dulcis in fundo, dicevano i latini. E con “Gastone”, che ha debuttato domenica all’Alfieri , Asti Teatro si avvia a una dolce chiusura. E’ bello poter parlare bene di uno spettacolo come in questo caso, grazie a tutti i suoi, non pochi, ingredienti.
Si può partire dalla bravura degli interpreti. Per Tosca è stata una conferma: lo scorso anno si era rivelata agli artigiani ottima interprete di “Romana” e in questo caso ha mostrato ancor più le sue doti teatrali oltrechè di cantante. E Massimo Venturiello, protagonista e regista, a suo agio nei ruoli drammatici come in quelli comici, si rivela attore di prima grandezza, in grado anche di uscire dal confronto, forse inevitabile, con un grande interprete moderno di Petrolini, come Gigi Proietti.
E poi la compagnia, senza neppure un ingranaggio poco oliato.
Date le premesse, è stato possibile gustare uno spettacolo di teatro nel teatro, a partire da un personaggio scarsamente frequentato come Petrolini, eppure fondamentale per capire tanto cabaret e tanta comicità nostrana, dai demenziali a Begonzoni, per dirne qualcuno.
Trattandosi di un fuoriclasse, occorrono fuoriclasse per non travisarlo. In questo caso il lavoro di Venturiello è stato completamente all’altezza. Con qualcosa in più, si può dire: l’amore per un’epoca del teatro italiano ricca di idee e di spunti e per un retroterra culturale di cui gli italiani rischiano di dimenticarsi per cedere il passo ai modelli importati. “Gastone” non è solo il personaggio meno popolano ( ma non meno popolare) di Petrolini, è il simbolo di un’epoca in arrivo alle soglie del ‘900, quella dell’apparire sopra ogni cosa. Lo spettacolo diventa così una lettura non ingenua di un’epoca, pur mantenendo i toni della commedia e divertendo.
E celebra senza retorica fasti e miserie del Varietà, arte italiana ormai gettata alle ortiche e svilita dalla televisione. Ma di tutto questo il Gastone petroliniano era l’antesignano, forse addirittura uno dei primi fautori.
Al contrario di Petrolini, che era uomo di teatro dalla testa ai piedi, a cui Venturiello, Tosca e l’intera compagnia hanno saputo rendere omaggio.