Venturiello fa Gastone, mascalzone irresistibile.
Di Rodolfo di Giammarco ( La Repubblica, 8 gennaio 2007)Ci vuole orecchio per l'apoteosi e per la mascalzonaggine, ci vuole stazza robusta e snodata, ci vuole aria bislacca e lapidaria, ci vuole voce ingolata e poi tuonante, ci vuole una satiresca raffinatezza con un sottofondo plebeo, ci vuole un coraggio, né da cultore né da dissacratore, per far oggi Petrolini, tra l'altro in presenza di prototipi che sono da tempo depositari (vedi Proietti) di certi caratteri o macchiette della maschera petroliniana, e Massimo Venturiello, regista ma soprattutto interprete della commedia "Gastone" (aggiornata da Nicola Fano con gran competenza e amore per il genere) dimostra d'avere istintivamente tutti i requisiti necessari.
Non fa il gigolò ma è sfottente e ignavo senza neanche vantare radici romane (è salernitano), non fa il comico pensoso ma è antinaturalista e ha orrore di sé nella misura più conveniente, non è sciupafemmine ma un mezzobusto diabolico, non è un malfattore ma maneggia la cocaina (e la teorizza) con un sarcasmo alla Brecht, e non s'atteggia a Petrolini ma nel fare un fetente campione di varietà alias maestro di ballo spezza ogni tradizione del movimento.
E accanto a lui marpione di ballerine-cantanti c'è Tosca, nei panni di una Luciette d'Antibes da film di Charlot, che gestisce strumenti canori e intraprendenze assai “teatrali”, e che finisce per optare per scritture più nobili. La compagnia è affiatatissima, le musiche di Germano Mazzocchetti sono un bijoux.