“Giù dal monte Morgan”, uno degli ultimi testi di Miller è la storia di un bigamo intraprendente negli affari e in amore, convinto di avere fatto felice due ignare mogli; fino al giorno in cui la sua Porche cade in un burrone durante una tempesta di neve, lui finisce in ospedale e patatrac, la verità viene a galla.Un Miller insolito che si prova nel “triangolo” del vaudeville (senza, però, la leggerezza del genere), e che si conferma però grande drammaturgo nella seconda parte quando Lyman, il bigamo, emerge in tutto il suo egotismo maschilista, saltano le convenzioni della monogamia borghese e s'afferma il diritto alla libertà dei sentimenti, se sinceri.
Fino a quando il coup de théatre delle cause dell'incidente (la paura di frantumare l'eccentrico equilibrio della bigamia) chiude il cerchio in una mesta, generale solitudine. In un ingegnoso dispositivo scenico (l'ospedale che, con proiezioni di scena, s'apre sui flash-back e gli incontri-scontri dei personaggi) Sergio Fantoni, oggi regista, parte sui toni della commedia alla francese per trovare poi i toni della problematica di coscienza e di costume.
Fra il letto d'infermo e il passato infranto Andrea Giordana rende con impegno e bravura il suo ruolo paradossale e tenace di bigamo “felice”; Benedetta Buccellato e Giorgia Senesi, prima e seconda moglie, animano una vivace “bataille de dames” e Sergio Basile (l'amico manager), Sara Armentano (la figlia) e Félicité Mbezelé (l'infermiera di colore) contribuiscono al successo.
Ugo Ronfani