Com'è candida la Piccolo
di Osvaldo Guerrieri "La Stampa" giovedì 12 marzo 2009Avrà pure qualche passaggio di comicità un po’ banalotta, ma La commedia di Candido di Stefano Massini è un gran bel divertimento.
E’ un’archeo-pochade che ci porta fra i Lumi del Settecento e ci apre le dimore di Diderot, Rousseau, Voltaire, dopo di che, satireggiando di fino, imbastisce una spy story tutta imbullonata sul romanzo che di quel secolo è il simbolo: Candido. Tutti ne parlano, tutti lo temono, tutti vorrebbero impadronirsene, ma nessuno l’ha letto. Ed ecco Diderot, preoccupato che il personaggio di Pangloss alluda a lui, mettere la fantesca Augustine sulle tracce del libro. Augustine è stata attrice, è abile nei travestimenti, non le è difficile passare di casa in casa sotto mentite spoglie e arrivare grandiosamente a Voltaire insieme con un militare e un gesuita che vorrebbero mettere le mani sul romanzo per darlo alle fiamme. Candido sarà salvo grazie a una bugia (vera).
Il testo di Massini ha il punto di forza nella rappresentazione dei tre filosofi e dei loro tic, idiosincrasie, megalomanie. Gustosissimo il vanitoso, sferzante modus vivendi di Voltaire. E la regia di Sergio Fantoni è deliziosamente impegnata a farci vibrare sotto il naso quel Pantheon di bassezze, ipocondrie e super ego. Lo stesso impegno viene poi applicato al gioco degli attori chiamati a dare eleganza alla materia “sporca” della farsa. A cominciare da Vittorio Viviani, la cui albagia ingenua, da viveur napoletano, viene messa al servizio dei tre philosophes, e continuando con Ottavia Piccolo nei panni di Augustine, forse il primo ruolo comico della sua carriera, che lei affronta con piglio infallibile. Da citare gli altri: Massimiliano Giovanetti, Natalia Magni, Francesca Farcomeni, Alessandro Pazzi, Desirèe Giorgetti.