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UN TEATRO CANDIDO COME L'ONESTA'
di Furio Colombo
Sergio Fantoni e Ottavia Piccolo portano a Roma un Voltaire da applausi
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La prossima stagione

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STAGIONE 2009/2010
Meschinerie e farsa attorno al “Candido”.
di Mario Brandolin - MESSAGGERO VENETO, 28 febbraio 2009
Non erano proprio dei campioni di ragionevolezza gli illuminati Padri dell’età dei lumi! Soggetti piuttosto alle meschinerie dell’invidia, cedevolissimi alle mutevolezze dell’oscuro sentire, agli imprevisti dell’umor nero, rancorosi coi colleghi, gelosi dei successi altrui e altre poco illuminate piacevolezze… Almeno così ce li racconta il giovane fiorentino Stefano Massini nel suo ultimo lavoro teatrale, La commedia di Candido, per due sere al Teatro Comunale di Monfalcone.
La commedia, che spesso vira piacevolmente nei toni nei toni irriverenti e spassosi della farsa, si sviluppa come “avventura teatrale di una gran dama, tre grandi e un libro, ( con tutto lo scompiglio che seguì)”, così il sottotitolo. La dama è un’attrice in cerca di occupazione, i tre grandi sono Diderot, Rousseau e Voltaire, il libro è “Candido” di Voltaire. Ed è proprio attorno a quest’ultimo, considerato tra i testi del ‘700 uno dei più attuali , moderni e “cattivi” per come tratta la società del suo tempo, che si scatena il gioco scenico allestito da Massini con ironia e intelligenza, con buona dose di scaltrezza e furbizia drammaturgica, assemblando il dato storico con l’invenzione più libera. Augustine, così la protagonista, attrice un poco in disarmo, tenta di riciclarsi come cameriera in casa Diderot, che stressato dalla moglie decide di licenziarla. Arriva però D’Alembert, piuttosto alticcio, che inquieta Diderot con la storia di un libro, “Candido” appunto, nel quale ci sarebbe un gran mal dire di tutti, e dei filosofi in particolare. Copie di pagine del libro sarebbero nelle mani di Rousseau, che, guarda caso, è ben conosciuto da Augustine, che dietro lauta ricompensa dei due enciclopedisti si incarica di scoprire di più di questo pericoloso libello.

Arriva così a Ginevra da Rousseau, misantropo come pochi e come non mai, scopre quello che deve scoprire e già che c’è si presenta da Voltaire, sotto spoglie di gran dama dei Lumi. Qui, alla fine, con un escamotage salverà proprio Voltaire da sicura prigione, visto che il suo “Candido”, accusato di blasfemia e sovversivismo, non risparmia la religione istituzioni come l’esercito. E in realtà per molto tempo, proprio a causa dello scandalo che il libro suscitò, Voltaire non lo riconobbe come suo, ma di un tale “dottor Ralph tedesco”.

Ora lo spettacolo che il regista Fantoni ne ha tratto, nella luminosità di una scena semplice ed essenziale e nei costumi fantasiosi e sgargianti di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi, si fa forte dell’interpretazione di una scatenata Ottavia Piccolo, autoironica e assai divertita e perciò contagiosa e irresistibile, nel triplice ruolo di Augustine: ora serva dispensatrice di saggezza popolaresca per Diderot, ora speziale trombone per le ipocondrie di Rousseau, ora polposissima gran dama per lo snobismo di Voltaire e di quella di Vittorio Viviani, che dei tre grandi illuminati ci regala belle caratterizzazioni, appoggiandosi a godibilissime invenzioni che rimandano all’arte comica di Eduardo, piuttosto che alla maschera di Totò o alla svagatezza nevrotica di Carlo Cecchi. Con loro molto calorosamente applauditi dal pubblico, anche Massimiliano Giovanetti, D’Alembert col naso rosso da ubriacone e gesuita che minaccia il rogo; Natalia Magni che si triplica nelle vesti comprensibilmente agitate delle tre mogli; Alessandro Pazzi, un generale guerrafondaio di quelli armiamoci e partite, e ancora nel ruolo di due pimpanti servette, quelle che sottraggono e fanno girare i fogli manoscritti del “Candido”, Francesca Farcomeni e Desirèe Giorgetti. Uno spettacolo che auspicabilmente rivedremo, e lo faremo volentieri, la prossima stagione in regione.