Quanto son normali questi intellettuali
di Alessandro Mauri RADAR n. 3/2009Ne “La commedia di Candido”, presentata in anteprima nazionale presso la Sala Argentia a Gorgonzola, il drammaturgo Stefano Massini delinea con graffiante sagacia le piccole manie e le debolezze di tre dei più celebri intellettuali del Secolo dei Lumi: Diderot, Rousseau e Voltaire.
Lo spunto da cui prende l’avvio la storia è il romanzo di quest’ultimo, il “Candido”, che ancor prima di vedere le stampe promette di scuotere tutta la società europea per la sua irriguardosa ironia.
A 250 anni dalla pubblicazione del libro, lo spettacolo ne omaggia l’autore e il pensiero, sottlineandone l’attualità. Senza però impaludarsi in panegirici. Al contrario è essenziale e fresca la regia immaginata da Sergio Fantoni, cui bastano pochi oggetti di scena per delineare chiaramente le abitazioni dei tre filosofi, in una solida struttura a quadri che permette agli attori di esprimere con grande libertà tutte le loro notevoli qualità. In uno scapicollo di accenti e dialetti – nel quale Diderot si trova quasi a monologare con la tazzina di caffè come Eduardo in “Questi fantasmi”, e Rousseau ricorda certi scketch del miglior Benigni – battute e trasformazioni si rincorrono e si incastrano come ingranaggi di un ben fatto orologio. Il gioco del teatro trasforma per contrappasso un personaggio – quello di Augustine, ovvero Ottavia Piccolo – in attrice costretta a continui travestimenti; e gli attori a interpretare personaggi sempre diversi. Energia e ritmo da parte dell’intero cast trascinano la platea in un gioco di finzioni senza malizia e con molto sale in zucca., che oltre a far ridere suggerisce cordialmente riflessioni sulla religione, la guerra e in generale sulla condizione dell’uomo che, almeno secondo Voltaire, ha nei geni l’avidità così come il falco ha per natura l’istinto a cacciare.
Brava in particolare Ottavia Piccolo, primattrice giustamente omaggiata nei cartelloni, capace di passare da un registro emotivo all’altro con la stessa eleganza con cui cambia il costume.
Bravissimo poi Vittorio Viviani, cui tocca il ruolo del vero e proprio mattatore della serata: divertendosi coi clichè della commedia napoletana, coinvolge il pubblico in un gioco di allusioni e di accenti che trascende la scena, trasformandosi in un vero evento emotivo.
Uno spettacolo da vedere e rivedere.