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UN TEATRO CANDIDO COME L'ONESTA'
di Furio Colombo
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La prossima stagione

LA STRADA - PROSSIME RECITE
4 marzo- TRIESTE- Politeama Rossetti
5 marzo- PORTOGRUARO- Teatro Russolo
9/10 marzo- LUGANO- Teatro Cittadella
11 marzo- LECCO- Teatro Della Società
12 marzo- CORREGGIO- Teatro Asioli
13/14 marzo- MODENA- Teatro Storchi
16/21 marzo- Firenze- Teatro della Pergola
22 marzo- CESENA- Teatro Bonci
23 marzo- MONTEGIORGIO- Teatro Alaleona
25/28 marzo- BOLOGNA- Teatro Duse
29/30 marzo- ALBA- Teatro Sociale
7/9 aprile- VIGEVANO- Teatro Cagnoni
10 aprile- CREMA- Teatro San Domenico
13 aprile- MACOMER- Teatro Costantino
14/18 aprile- CAGLIARI- Teatro Massimo
19/20 aprile- SASSARI- Teatro Verdi
4/30 maggio- MILANO- Teatro Manzoni
LA COMMEDIA DI CANDIDO - PROSSIME RECITE
4 marzo- MATERA- Teatro Duni
5 marzo- POTENZA- Teatro Francesco Stabile
10/21 marzo- MILANO- Teatro Carcano
22 marzo- BUSTO ARSIZIO- Teatro Manzoni
25 marzo- TOLMEZZO- Teatro Candoni
26 marzo -ARTEGNA- Teatro Mons. Lavaroni
27 marzo- PALMANOVA- teatro G. Modena
28 marzo- SAN VITO AL TAGLIAMENTO- Auditorium Centro Civico
29 marzo- SACILE- Teatro Zancanaro
8 aprile-COLLE VAL D'ESA- Teatro del Popolo
9 aprile- VICCHIO- Teatro Giotto
10 aprile- CITTA' DI CASTELLO- Teatro degli Illuminati
11 aprile- BORETTO- Teatro del Fiume
12 aprile - MONTEMARCIANO- Teatro Alfieri
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STAGIONE 2009/2010
La Contemporanea S.r.l.         
Compagnia Mario Cocchio

in collaborazione con Asti Teatro 30 e Fondazione Fellini

presenta

MASSIMO VENTURIELLO e TOSCA

in
LA STRADA
Di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi
Dramma con musiche tratto dal film di Federico Fellini
Musiche di Germano Mazzocchetti
Testi delle canzoni di Nicola Fano e Massimo Venturiello

regia
MASSIMO VENTURIELLO

Venerdì 11 settembre si è tenuta al Teatro Olimpico di Vicenza la cerimonia per la consegna dei premi ETI – Gli Olimpici del teatro.

La Contemporanea, con lo spettacolo LA STRADA diretto da Massimo Venturiello, ha vinto tutti e tre i premi per cui era stata candidata lo scorso 15 giugno:
- Premio per il miglior spettacolo musicale, consegnato a Massimo Venturiello;
- Premio per il migliore autore di musiche, consegnato a Germano Mazzocchetti;
- Premio per i migliori costumi, consegnato a Sabrina Chiocchio.


Questi premi confermano l’esito che lo spettacolo ha raccolto sul campo, nei teatri di tutta Italia; confortano chi ha lavorato per la sua realizzazione, tecnici e artisti; ci conferma, ed è per noi particolarmente piacevole, la stima che i colleghi e in genere tutto il mondo dello spettacolo ci hanno espresso nel corso di questo anno.

Ringraziamo per tutto questo Massimo Venturiello e Tosca che hanno lavorato con fantasia e passione allo spettacolo, Germano Mazzocchetti e Sabrina Chiocchio, che hanno meritatamente conquistato il loro premio, Alessandro Chiti, Fabrizio Angelini, Iuraj Saleri e tutti i nostri attori e tecnici; ringraziamo le giurie del Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro, i direttori dei teatri che hanno accolto o accoglieranno il nostro spettacolo, il pubblico che ci ha sostenuto e che è la vera e sostanziale ragione del nostro lavoro.

Lo spettacolo continua, si dice, e infatti “LA STRADA” riprenderà il suo cammino il 17 gennaio a Civitavecchia, per finire il 31 maggio al Teatro Manzoni di Milano: siamo sicuri che il consenso e l’attenzione cresceranno con il passare delle repliche.
 


In una rivista di tanti anni fa, che mi è capitata sotto mano, ho letto che negli anni 40 Fellini, in giro per l’Italia, al seguito di una compagnia di varietà per la quale lavorava, una notte, vedendo una coppia di zingari, che nel più assoluto silenzio, se ne andava in una strada di campagna col proprio carretto (l’uomo tirandolo con una fune e la donna spingendolo da dietro) cominciò a seguirli, a distanza, senza nemmeno sapere perchè.
Di li a poco si fermarono e Fellini si appostò a spiare.
Il silenzio tra i due regnava sovrano. Accesero un fuoco, la donna cucinò qualcosa, poi mangiarono e subito dopo ripartirono, il tutto senza proferire una sola parola …
Fu proprio quel silenzio che diede l’input al regista per la realizzazione di quel grande capolavoro che è “La Strada”.
Fellini rubò il silenzio di quei due zingari e se lo portò nel suo film facendolo diventare il protagonista assoluto e ancora oggi, a distanza di un cinquantina d’anni, quel silenzio, ci costringe a un ascolto al quale non siamo più abituati e ci racconta tanto.
Tra Zampanò e Gelsomina non c’è dialogo, ma solo una serie infinita di domande e risposte mancate. Il filo conduttore della loro storia umana, del loro breve tragico viaggio è proprio il ‘non detto’. Ecco quindi che attraverso quanto non riescono a dirsi, scopriamo tutta la disperazione della loro condizione.
La diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità, sono la colonna sonora della loro esistenza ‘bassa’, ai margini della società e della civiltà, ma sono anche il suono della vita di tanti come loro, che ancora oggi troviamo nelle fogne delle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure così lontani, da non essere visti, o meglio da essere ignorati, rifiutati, maltrattati e allontanati.
‘La strada’  di cui parla Fellini è dietro l’angolo di casa nostra, magari sotto un ponte o dietro una stazione, ecco perché questo film ci colpisce ancora, ecco perché ci emoziona ancora la povera Gelsomina, quando viene abbandonata, o il terribile Zampanò, quando piange ubriaco, sulla sabbia, guardando le stelle.
Ho voluto mettere in scena questa vicenda, quanto mai attuale, con umiltà e rispetto assoluto nei confronti del grande film, confortato dal fatto che la drammaturgia di Pinelli e Zapponi, pur conservando in parte i dialoghi originari, contiene una propria peculiarità, una propria poetica squisitamente teatrale e confortato anche dall’intervento del maestro Germano Mazzocchetti, che con una dozzina di inediti brani cantati e una partitura musicale creata per l’occasione ci porta  necessariamente altrove, spostando l’intera operazione verso un genere diverso, di difficile definizione.
Il viaggio dei due protagonisti viene  raccontato e cantato da un gruppo di circensi che interagisce con l’azione scenica per ‘mostrare’ brechtianamente (non a caso la citazione: ‘Mostra i denti Zampanò’) il tragico accadimento, in modo da stimolarne una riflessione.
Intorno a me e a Tosca, rispettivamente Zampanò e Gelsomina, ruota un’umanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera. Dalla madre di Gelsomina che incontriamo all’inizio, alla ragazza che per ultima parlerà con Zampanò, tutti, compreso i componenti dello scalcinato circo diretto dallo zingaro Fiore, compreso il funambolo (il Matto), sono personaggi motivati soprattutto dalla fame.
Un miserabile microcosmo che si muove in un’atmosfera irreale, sottolineata dalla scena astratta e materica di Alessandro Chiti e dai costumi ‘visionari’ di Sabrina Chiocchio, come in una favola dolorosa che con leggerezza si propone di scuotere  pesantemente la nostra attenzione.

Dedichiamo questo spettacolo ai ‘randagi’ che abitano la strada.

 
                                                                         Massimo Venturiello