La Strada al Teatro Valle
di Rita Sala, il Messaggero, 21/03/09
Che Massimo Venturiello potesse diventare un magnifico Zampanò era chiaro fin dal principio.Fin da quando, in ambiente teatrale, si è saputo dell’intenzione di trasformare La strada, il capolavoro cinematografico di Federico Fellini (Oscar nel 1956) in qualcosa che andasse anche oltre l’adattamento per la scena a suo tempo firmato da Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi, collaboratori del regista riminese. Con Venturiello nei panni del rodomonte tutto forza, impeto e passioni, e Tosca in quelli di Gelsomina (Fellini chiamava il primo “la vita che va avanti”; la seconda, “la Vita”), La strada si allunga fino ai prati dell’opera, un’operina colta e insieme popolare in cui coagulare umori, sentimenti e colore autentici.
In scena al Valle di Roma fino al 29 marzo, La strada del Venturiello furioso (qui anche regista, nonché, assieme a Nicola Fano, autore dei testi delle canzoni messe in musica da Germano Mazzocchetti) ha una vitalità irresistibile, non gioca mai “di maniera”, attacca e sospira, rappresenta ed evoca con il cuore. Ci sono anche altri personaggi, nel bailamme a tinte clownesche in cui si dipana lo spettacolo. Attorno al rombo dell’azione di Zampanò e ai sussurri attoniti di Gelsomina, “esplode” l’evidenza di gente incolta, grezza, organizzata nel grande circo di sé stessa. Praticabili e passerelle, trucchi e macchine delle meraviglie, abilità e fantasie che incantano i poveri diavoli dell’Italia rurale anni Cinquanta agguantano gli spettatori con mano sicura, a tratti carezzevole, a tratti spietata. E ammiriamo, senza troppo riflettere, i muscoli spropositati del “barbaro” che Gelsomina segue per imparare un lavoro, per trovare una strada. Ci lasciamo trasportare dalla fiducia gioiosa e stolida della ragazza, dall’evoluzione mistica della sua dedizione, dal pathos di ogni paura, dalle angherie che subisce, dai sogni che ri-fabbrica dopo ogni delusione. Riuscitissimo il mélange fra musica e parola. Nel metaforico chapiteau di provincia in cui gli acrobati volano di più e meglio, e i fenomeni valgono doppio, persino la tragedia arriva in forma di poesia. Le lacerazioni si medicano con la speranza. Madama Miseria si sublima in una canzone e nessuno, forse, muore davvero.
Rita Sala