“La Strada” di Venturiello esalta il valore del silenzio rievocando Fellini
di Ivano Pasqualino, Sicilia Today, 14 marzo 2009
Una “favola dolorosa”. Sono queste le due parole, riportare sulla brochure di sala dal regista Venturiello, che descrivono al meglio ciò che è realmente “La Strada” di Fellini. Un viaggio, anzi un pellegrinaggio attraverso anime dannate alla pura sopravvivenza, votate al bisogno primitivo di cibarsi per riuscire a vivere ancora un altro giorno di stenti, ma pur sempre di vita.
Avvalendosi della eccezionale sceneggiatura di Bernardino Zapponi e di Tullio Pinelli (quest’ultimo sceneggiatore del film), la trasposizione teatrale del capolavoro di Fellini (premio Oscar come miglior film straniero nel 1957) acquista un proprio significato ed una poetica specifica discostata dalla pellicola del regista emiliano, pur mantenendo in parte i dialoghi originari.
La dimensione teatrale dona nuova linfa ad un’opera già moderna e attualissima, conferendogli inoltre un’aura epica che innalza la trama de “La Strada” al di sopra dei canoni realistici di Fellini; il messaggio, chiaro, potente, diretto viene religiosamente mantenuto intatto: il valore del silenzio sullo sfondo della non-comunicazione fra il burbero Zampanò e l’incompresa Gelsomina. “La poetica dello spettacolo – spiega Venturiello, interprete di Zampanò e regista del dramma - è centrata, da una parte, sul rapporto, o meglio sull’impossibilità di un rapporto, tra Zampanò e Gelsomina, sulla loro difficoltà insormontabile di ascoltarsi, e dall’altra, sul mondo in cui essi si muovono (la ‘strada’, appunto) in mezzo a persone, che forse hanno in comune solo la ricerca disperata del sostentamento. Il collante resterà, come nel film, il Circo”. Il silenzio fra Zampanò e Gelsomina è la metafora dell’incapacità dell’uomo moderno di ascoltare il suo prossimo, di confrontarsi con esso, di accettarlo. Un problema drammaticamente attuale che divide gli individui contemporanei in tante piccole isole separate dalla diffidenza e, appunto, dal doloroso potere del silenzio. Quasi come a voler suggerire che senza dialogo, senza confronto, senza l’“altro” non c’è vita.
Accanto alla straordinaria interpretazione di Zampanò da parte di Massimo Venturiello troviamo la celebre cantante Tiziana Tosca, la quale riveste magnificamente il ruolo della povera Gelsomina, in quella che probabilmente è l’evoluzione completa di uno dei migliori talenti artistici completi italiani. Sulle note dei brani inediti del maestro Germano Mazzocchetti (egregiamente riconducibili all’atmosfera del dramma felliniano) i due attori (così come il resto del cast) fanno sfoggio delle loro esaltanti doti canore conferendogli quella sensibilità “umile e umana” che segna l’animo dello spettatore ( i testi delle canzoni sono di Nicola Fano e dello stesso Venturiello).
Il cast della produzione “La Contemporanea”- “Compagnia. Mario Chiocchio” eccelle per capacità recitative e canore, ma a colpire sono soprattutto le qualità drammatiche e musicali di Dario Ciotoli, il suo pagliaccio commuove e diverte al tempo stesso, come vuole la tradizione classica del circo antico; la bellezza e il talento frizzante di Chiara Di Bari ( già illustre interprete di Esmeralda e Fiordaliso nel celebre musical Notre Dame de Paris di Ricardo Cocciante) che gestisce al meglio il ruolo tutt’altro che semplice di Samantha la Cavallerizza, merito della sua grande esperienza nonostante la sua ancor giovane età; l’inquietante follia del Matto di Camillo Grassi impressiona e rispecchia magnificamente la controparte del film di Fellini; ottima anche la caratterizzazione del Fiore di franco Silvestri: in fondo, il pagliaccio di Dario Ciotoli, la Cavallerizza Samantha di Chiara Di Bari, la prostituta Gabriella Zanchi, il Matto di Camillo Grassi, la locandiera di Barbara Corradini , il proprietario del circo Fiore Franco Silvestri sono tutti personaggi che si illudono di avere una vita felice procedendo faticosamente tra falsi sorrisi che celano una triste condizione esistenziale: pur così diverse, sono infatti tutte figure accomunate dall’affannoso desiderio di sopravvivere.
E proprio a coloro che con maggiore difficoltà vanno avanti ogni giorno, superando la sfida quotidiana del sopravvivere, Venturiello e tutto il suo staff ha voluto dedicare questo spettacolo: a tutti i “randagi”, zingari, poveri, emarginati, che popolano le nostre metropoli e ai quali noi troppo spesso ci rapportiamo con disarmante cinismo e crudele diffidenza, maltrattati, ignorati, rifiutati, così vicini a noi eppur così lonani al tempo stesso.
Le scene che ben riproducono l’ardua impresa di raffigurare una “strada” con il passaggio della carovana di Zampanò sono di Alessandro Chiti, i bellissimi e ricercati costumi che hanno impressionato la platea per il loro impatto emotivo sono di Sabrina Chiocchio, le coreografie sono a cura di Fabrizio Angelini mentre il disegno luci è di Iuraj Saleri.
Ancora un altro grande successo quindi che va ad abbellire ulteriormente il ricco cartellone 2008/09 del Teatro Stabile di Catania.