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STAGIONE 2009/2010
La strada , Venturiello e Tosca incantano nella versione teatrale
di Silvia D'Onofrio - IL MESSAGGERO VENETO, 15 gennaio 2009   
"La strada", famosa pellicola del 1954 diretta da Federico Fellini e interpretata da Anthony Quinn e Giulietta Masina, vinse l'Oscar come miglior film straniero e fece uscire Fellini dai ristretti confini nazionali: come confrontarsi con un'opera talmente straordinaria da avere lasciato il segno nella storia cinematografica internazionale?Il regista della versione teatrale de "La strada", l'altra sera in prima regionale al teatro Comunale di Cormòns, non avrebbe potuto trovare una soluzione migliore. Un testo di poeticità e sensibilità uniche, quello messo in scena da Massimo Venturiello, che è anche il regista dello spettacolo, e dalla cantante Tosca, che si avvale dell'adattamento teatrale dell'opera scritta anni fa da Bernardino Zapponi e Tullio Pinelli, offrendogli, al contempo, un'invenzione nuova.
L'impianto resta fedele, ovviamente, all'omonimo celeberrimo film, con trama e dialoghi originali, ma aggiunge, con intuizione acuta e geniale, una tessitura musicale e canora che accompagna lo spettacolo, che dona una leggerezza e una poeticità insospettabili a quello che è fondamentalmente un dramma spietato, crudele e, quindi, arricchendolo di tratti più umani. Una grande parte dello spettacolo è affidata proprio ai testi musicali, creati apposta per la pièce da Nicola Fano e Massimo Venturiello (musiche originali di Germano Mazzocchetti).
È una sorta di coro greco, infatti, a introdurre il prologo e poi ad accompagnare, sottolineandone musicalmente l'intensità, le fasi tragiche della vicenda. Contrapposto in scena il difficile rapporto tra Zampanò, rozzo saltimbanco che viaggia attraverso le realtà di un'Italia ancora contadina degli anni 50, esibendosi in improbabili prove di forza, e Gelsomina, sua compagna di viaggio e di lavoro dall'indole gioviale e ingenua che subisce il terribile carattere di Zampanò, dopo essergli stata forzatamente affidata dalla famiglia in cambio di un misero compenso pecuniario. «Si chiamava Gelsomina, aveva occhi da bambina, di polvere e fango la sua vita, come un re lo seguì e un'artista Gelsomina diventò», recita un mirabile passaggio dei testi musicali nel tratteggiare il celebre personaggio che fu della Masina nel film di Fellini, al quale Tosca ha saputo donare grazia e poeticità nuove e assolute. Con i suoi movimenti incerti, le mani sempre nervosamente in azione, lo sguardo sparuto e una singolare voce rotta dal pianto e dall'insicurezza di chi non ha trovato il proprio posto nel mondo, Tosca ha interpretato in modo eccellente la propria Gelsomina, la sua ricerca di approvazione, la sua derelitta umanità fino alla sconvolgente pazzia dilagata nella sua mente innocente dopo aver assistito all'omicidio perpetrato da Zampanò ai danni di un altro artista circense.
Mirabile anche la scelta scenografica, a cura di Alessandro Chiti: due impalcature ai lati della scena che donano la sensazione di quadri umani che si offrono al pubblico e una semplice pedana inclinata, la cui versatilità di utilizzo, sia come strada irta lungo la quale gli attori salgono e scendono di continuo, che come sottostante rifugio, risulta di una significatività estrema. Possente Massimo Venturiello nell'interpretare la barbarie di Zampanò, ma delicato nel volergli attribuire qualcosa che nella versione cinematografica non esisteva, quel tratto di maggiore umanità nell'immaginare e nel lasciare intuire al pubblico un'infanzia altrettanto duramente subita, un padre intransigente, una vita di fame e di miseria. Bravissimi gli artisti in scena con la coppia Tosca-Venturiello: Barbara Corradini, contralto, Gabriella Zanchi, soprano, Dario Ciotoli, bari-tenore, Chiara Di Bari, mezzosoprano e Camillo Grassi (Il matto) e Franco Silvestri (il proprietario del Circo Fiore).