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ARCHIVIO
Teatro di Sardegna e La Contemporanea 83 s.c.a.r.l.
presentano

PAOLO BONACELLI
in
LE FURBERIE DI SCAPINO
di Moliére

traduzione di Manlio Santanelli

regia di
SERGIO FANTONI

Siamo in una citta' del mar Mediterraneo, assolata e caotica, centro di commerci e traffici di ogni genere: a ridosso del porto, vicoli, vicoletti, magazzini, taverne, il sole oscurato da una cascata di panni stesi, di tende fuori delle botteghe, di "cortili nascosti", dove di giorno si fanno affari, si stringono patti, e di notte si amoreggia o si regolano conti in sospeso col coltello.

Siamo dunque a Napoli, nei quartieri spagnoli, la Napoli del secondo dopoguerra, povera, violenta, assetata di vita, o in quella della prima felice commedia all'italiana? In realtà siamo nella Napoli inventata da Molière, romanzesca e realistica quanto basta per costruire una commedia la cui trama risente di Plauto e di Terenzio, ma nella quale la comicità e la ferocia sono moderne, sono, appunto, un impasto molieriano di dolce e di amaro, di allegria e di sarcasmo, di dolce e di violento.
 
La storia che vorremmo raccontare è la storia d'amore di due giovanissime coppie, che casualmente si incontrano e si amano, di due padri ottusi e violenti, ben decisi a far rispettare le regole della famiglia e dell'onorabilità, di un vecchio maneggione, saggio e cinico, che si vendica dei torti subiti dalla vita mettendo in corto circuito i contrasti della commedia classica: è Scapino che spunta dalla nostra storia, uno che deve il suo soprannome al dono di saper scappare con tempismo eccezionale quando le cose si complicano, maschera e uomo in carne e ossa secondo le circostanze, vendicativo e feroce di fronte alle ingiustizie, soprattutto a quelle che investono gli affari di cuore. E poi, per una battuta, una burla, uno scherzo "passerebbe sul cadavere di sua madre" se mai l'avesse conosciuta. E il gioco. Dio, come gli piace giocare e scommettere. Gli piace "purgare" soprattutto chi ha tanti soldi. Poi c'è il vino…poi… Insomma sull'altare delle sue debolezze ha immolato la possibilità di emergere nella scala sociale del suo mondo.

Invecchiando è diventato il punto di riferimento per tutti i giovani del porto per il suo carattere, la sua generosità, la sua disponibilità ad aiutarli quando sono nei guai, o far casino ad ogni occasione o mettere alla berlina qualche guappo troppo prepotente, o orchestrare una dolce serenata alla bellezza di turno. E' temuto e rispettato ma anche guardato con diffidenza dai vecchi perché si caccia sempre in qualche pasticcio al limite del codice. Alla fine della storia tutti i fulmini e le saette cadranno sulla testa di Scapino e i vecchi non vorranno perdonarlo, specialmente Geronte a causa della scarica di legnate che s'è buscato.

E il grande "burlador" è abbandonato in una carriola, con la testa fintamente fasciata, ultima burla, mentre le due "famiglie" festeggiano la pace ritrovata. Rimasto solo, Scapino inutilmente invoca che gli lascino un posto a tavola. Infatti credo che nessuno, ora che tutto è a posto, si preoccuperà di lasciarglielo. E allora… alla prossima burla, caro Scapino.