Nel divertissement di Schmitt una coppia di coniugi che gioca con l'identità - L'ottima scelta del regista Fantoni con Andrea Jonasson e Gianpiero Bianchi
di Franco Quadri - La Repubblica
Da sempre colpito dalla capacità di giocare con la parola e gli effetti teatrali di Eric Emmanuel Schmitt, mi aveva finora peraltro irritato la supponenza con cui il commediografo francese tendeva puntualmente a confrontarsi con situazioni estreme o paradossi storici, mettendo a frutto i suoi interessi filosofici. Ma ora Sergio Fantoni, che da fedele estimatore ne aveva già inscenato Il libertino, dedicato a un amore di Diderot, ce ne presenta un testo meno pretenzioso che, rivoltando in tutti i modi possibili una sola situazione, dà respiro a un divertimento inventivo fine a se stesso, con lo scopo dichiarato di dimostrare che se disponi di due bravi attori in scena puoi dimostrare tutto e il contrario di tutto.
E' quel che in Piccoli crimini coniugali accade a due coniugi, lui scrittore di gialli — e il suo preferito dà il titolo alla pièce — e lei pittrice straniera: dopo quindici anni di convivenza lui per una caduta perde la memoria, deve venire rieducato al rapporto, salvo fare scoprire che invece ricordava tutto, che uno dei due aveva attentato alla vita dell'altro, che la loro relazione era in crisi, insomma tutto e il contrario di tutto, ma a condizione che una specie di lieto fine permetta alla coppia di ricominciare puntualmente il gioco della loro vita o la trama della commedia, che è lo stesso.
Ma allora c'è da osservare un dettaglio poco considerato nel teatro italiano: disporre cioè di due attori capaci di reinventarsi, di essere per tutto il tempo che gli si chiede se stessi e il contrario di se stessi con estrema naturalezza, in modo da ingannare se stessi, coinvolgendo il pubblico nella loro voglia di giocare. E, nella scena fitta di dislivelli, librerie e astrattismi di maniera, funziona con perfezione cronometrica la coppia inedita e sorprendente formata da una Andrea Jonasson che coi suoi movimenti felini sembra rincorrere disinvolta le gutturali di una linigua detta con autoironia, e da un Gianpiero Bianchi, che ormai da tempo si diverte a fare agilmente il verso ai grandi comedians hollywoodiani di una volta. Insomma un divertissement fine a se stesso ma di alto stile, impegnato a riguadagnare il pubblico di teatro a una recitatività perduta.