Perché la Shoah? L’accusa rivolta a Dio. Il giudizio di condanna nel campo di Maidanek nei giorni che seguono la Liberazione.
La Repubblica - 5 febbraio 2007- Franco Quadri
Rivivere oggi la Shoah per affrontare l’assurdo in cui il nostro mondo continua a vivere.
Questo mi sembra il senso che ha spinto un autore poco più che trentenne come Stefano Massini a scrivere “Processo a Dio”, risalendo nella finzione a quei reattivi procedimenti di indagine realmente sperimentati in molti lager alla fine di un incubo che nel 1945 si sperava concluso per sempre. In questo dramma si immagina che nel campo polacco di Maidanek, al momento della liberazione dopo esservi stata a lungo rinchiusa, sia una famosa attrice ebrea nata dalla fantasia a promuovere un giudizio di condanna contro il Creatore, reo di aver permesso questo tremendo attentato all’esistenza del suo popolo eletto.
Ed ecco, nello spettacolo diretto con estrema sensibilità da Sergio Fantoni, Ottavia Piccolo, coi grigi capelli tagliati corti da deportata, dare voce all’ansia di verità e dell’impossibile giustizia per questa donna resa disperata dalla sua fede. Davanti a un rabbino e a ex prigionieri da lei chiamati a giudicare, insieme a un ex kapò nazista artefice e ora testimone di quegli orrori, lei, davanti alle candele accese della Menhora ebraica, elenca le colpe dell’Eterno verso il suo popolo.
La meccanicità del rito processuale fa scorrere allora verità tremende e scoprire a quelle vittime superstiti una verità che supera ogni immaginazione, il numero dei lager e dei morti, le montagne di capelli e di denti, le parole lasciate da chi ha descritto i propri tormenti o dagli aguzzini che ne registravano tempi di resistenza alle torture: una verità resa ancor più mostruosa dai particolari, che la sala ascolta in glaciale silenzio con la sofferenza di chi sa che si tratta di verità storiche. Alle fine, quando si pretenderebbe di conoscere il giudizio di Dio attraverso la fatalità di una partita di roulette russa ai danni dell’ufficiale di quel nazismo che si riteneva arbitro dei destini, si capisce che altro importa: il colpo di pistola non partirà, a dispetto di quel che accadeva in una prima versione del testo, l’assenza di Dio permane, ma in quel popolo squassato qualcuno ha avuto il coraggio di porsi delle domande. Grande prova di Ottavia Piccolo, accanto a Vittorio Viviani e Silvano Piccardi a condurre con calore travolgente e sofferto i compagni più giovani in questa bella impresa.