agenda
IL TEATRO DI RADIO 3 - SPECIALE POLITKOVSKAJA


OTTAVIA PICCOLO - APPRESCINDERE, 13/10/2011


OTTAVIA PICCOLO - MILLEPAGINE, rai.it, 20/09/2011


OTTAVIA PICCOLO - CHE TEMPO CHE FA, 20/03/2011



newsletter
Iscriviti per aggiornamenti sulle nostre iniziative.
Inserisci la tua e-mail:
Iscriviti
Cancellati
ARCHIVIO
La Contemporanea 83 p.s.c.ar.l.
presenta

OTTAVIA PICCOLO

in
T E R R A  D I  L A T T E  E  M I E L E
di Manuela Dviri
con la collaborazione di Silvano Piccardi

Regia
Silvano Piccardi

E’ sabato, a Gerusalemme, anzi “shabbat agadol”, il sabato prima del digiuno di kippur. A casa di Leah, ebrea israeliana di origine argentina, il marito, ebreo ortodosso, preferirebbe che non si usasse il telefono durante la giornata del riposo, secondo le regole del precetto religioso. Leah non è praticante, quindi non è andata alla sinagoga col marito; anzi, approfitta della solitudine per dedicarsi al lavoro (è una cineasta e sta verificando il testo per il commento di un documentario “Medio Oriente: guida per il turista che non c'è”) e per comunicare con le amiche. Sono due palestinesi: Maria, una insegnante, cattolica, e Hanan, più impegnata, forse una giornalista, musulmana.
Leah è contro la guerra e si prodiga come può per dare il suo contributo anche alle iniziative più specifiche, concrete, utili.
La giornata sembra nascere relativamente tranquilla, ma presto la tragedia “esterna” (bombardamenti, attentati, ritorsioni) torna ad incombere. E avvia, per Leah, un viaggio dentro se stessa, il suo passato, le lotte sostenute. Rincontra le persone che più ama e ha amato (il figlio “eroe” l’ombra del padre…) nello sforzo di capire il senso – e di trarre un bilancio, della scelta compiuta più di trent’anni prima, appena diciottenne, di trasferirsi dall’Argentina in Israele: quali erano i sogni? Qual è stato il prezzo pagato? Cos’è quella paura atavica che sente crescere in sé? Possibile che l’orrore non possa avere fine? E i suoi figli, suo marito?
Un’inimmaginabile telefonata di quest’ultimo la riporta alla realtà: ha deciso di arruolarsi di nuovo, alla sua età!
Le sembra che il mondo stia impazzendo. Fuori i jet militari rendono assordante l’atmosfera. Maria la chiama sconvolta: i soldati israeliani sono entrati in casa, suo fratello..sua madre…. Cade la comunicazione. La situazione sta precipitando. Disperata, Leah cerca Hanan, riesce a trovarla, ma…

Inutile riassumere oltre. La Terra di latte e miele (Shabbat) è un pezzo di vita di una donna vera, in un mondo reale, colto quasi in “presa diretta”. L’azione scenica si svolge dentro una stanza di una casa borghese di Gerusalemme, oggi. E si dipana in tempo reale, in un singolare rispetto assoluto delle “regole” aristoteliche di unità.
E tuttavia il dramma avanza per quadri, come se la protagonista scendesse di scalino in scalino verso un finale in cui tutte le sue “certezze” vengono meno, spogliata di ogni possibilità di comunicazione che non sia l’andare oltre… uscire di scena.

Silvano Piccardi


Il testo nasce dall’esperienza diretta di donna e di scrittrice, di Manuela Dviri Vitali Norsa. In Italia è particolarmente nota per l’attività giornalistica (collabora da Tel Aviv per il Corriere della sera); in Israele è più conosciuta per la sua tenace battaglia contro la guerra, iniziata in modo particolarmente deciso dopo la morte del figlio militare, durante l’intervento israeliano in Libano.
Grazie alla insistenza e all’aiuto di Silvano Piccardi, è ora approdata a questa prima esperienza di scrittura teatrale. La Terra di latte e miele ( Shabbat) non vuole essere un pamphlet o una bandiera: vuole solo - e forse più ambiziosamente, portare sulla scena uno spaccato del nostro mondo contemporaneo, visto attraverso la sensibilità e la forza di una donna. E il suo disperato, rabbioso bisogno di vita normale e di dialogo, malgrado tutto…

Leggi la presentazione dello spettacolo, scritta da Manuela Dviri, sul sito "All about Jewish theatre"
(in inglese)