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Garibaldi-Dix conquista il paese dei Dolce & Voltagabbana
Il SECOLO XIX - Raffaella Grassi
La condanna di essere italiano, dove italiano sta per trasformista, individualista, pressappochista e un po’ vigliacco. E’ uno spettacolo divertente ma anche cattivo e senza sconti Tutta colpa di Garibaldi in scena fino a stasera al Politeama Genovese con protagonista Gioele Dix, autore insieme a Nicola Fano e a Sergio Fantoni che ne ha curato la regia.
Affiancato dall’attrice brasiliana Edmarcia De Andrade e dal contrabbassista Matteo Malavasi, Dix nel ruolo di un attore che deve interpretare il generale dà vita a un racconto ch diseroicizza l’eroe con ironia, affetto e rispetto. E nell’ipercinetica Italia del Risorgimento, con i suoi slanci, spedizioni, delusioni, tradimenti, confusioni, trova ganci efficaci per affondare sull’Italia di oggi, sull’Italia di sempre. Con sarcasmo, amarezza, e quel lucido sdegno già tratto distintivo di altri suoi storici personaggi. E forse anche di lui, di Gioele Dix in persona.
Le traversie di Garibaldi (“un uomo del fare nel paese del faremo”) diventano così un polemico atto di accusa contro l’italianissima filosofia del cavarsela, l’estetica dell’approssimazione, dell’arrangiarsi, del “le faremo sapere” come frase-chiave che azzera ogni discorso in ciancicato blablabla.
Garibaldi deluso dai voltafaccia, tradito da promesse mai mantenute eppure testardo combattente, lui che dice obbedisco e poi invece disobbedisce sempre, diventa lo specchio di un Paese che lo celebra come eroe e lo tiene ai margini perché corpo estraneo. “Garibaldi è uno che si è fissato di farsi i c…i degli altri in un paese in cui ognuno si fa i c…i suoi” sintetizza Dix in una battuta.
La Repubblica Romana e le sue leggi (libertà di culto, requisizione dei conventi per farne case popolari, conflitto di interessi) sono il tramite per sferzare la politica e i politici di oggi che invece i inseguire utopie “studiano da assessori” e pensano all’evento, alla “notte bianca”. Stoccata che va a segno perché in platea c’è il sindaco Marta Vincenti che incassa, ride e applaude.
A tratti il Garibaldi pubblico lascia il posto a quello privato, l’amore per Anita conquistata con “insolenza magnetica”, il dolore atroce per la sua morte. Poi di nuovo le magagne nazionali, la mafia e le fiction con i capimafia che fanno gli eroi, le bandiere tirate fuori per festeggiare i rigori contro la Francia. E poi sempre quella “procrastinazione istituzionalizzata”, la condizione di “essere dei miracolati permanenti”, l’ambiguità cronica, “l’italian style, il Dolce & Voltagabbana”.
Dix (che fa Garibaldi ma anche Crispi, Cavour, Carlo Alberto) è bravissimo nel passare dal comico al sarcastico al pensosamente provocatorio, e applauditissimo dal pubblico, anche a scena aperta, mentre sul finale cala una cartina d’Italia tuttascombinata, spezzettata, stravolta. Ma non è davvero Colpa di Garibaldi.