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Il Garibaldi di Gioele Dix, un grande eroe rimasto incompiuto
di Sara Cerrato - LA PROVINCIA di Como
Garibaldi, l’eroe dei due mondi, il primo artefice dell’unità d’Italia. Il generale geniale e ardimentoso capace di infiammare i cuori dei suoi soldati e portarli a compiere mirabolanti imprese. Chi non ne conosce i mille pregi?
Sembrerebbero ricordi da vecchio sussidiario ma sono storie ancora piene di vita e luce (non disgiunta da qualche ombra), come ha dimostrato, l’altra sera, al teatro Sociale di Como, un Gioele Dix in piena forma, nel suo spettacolo Tutta colpa di Garibaldi. L’allestimento è nato dalla mente del vulcanico attore e autore milanese per ricordare il bicentenario della nascita di Garibaldi, nel 2007. Con la collaborazione di Sergio Fantoni, anche attento regista, e di Nicola Fano, Dix ha proposto al folto pubblico una efficace e per nulla polverosa rievocazione, nell’intento di mostrare tutta l’italianità del personaggio, nel bene e nel male. Ne è emerso un ritratto che, come da promesse, non risultava affatto celebrativo. Dix, nei panni di un attore-relatore chiamato a tenere una conferenza sul personaggio storico, si lanciava nel racconto appassionato della vita e delle imprese del generale, fin dal 1848. L’ardimento, il sogno di un’Italia unita e repubblicana, la speranza del coinvolgimento delle masse popolari, i cardini dell’azione garibaldina, per un ritratto che ne rilevasse la levatura morale e militare. Poi però, come necessario in una riflessione credibile per lo spettatore d’oggi, anche una critica attenta e puntuale alle “ombre” del personaggio, tutto istinto e poca pianificazione, incapace di fondare la sua azione su un progetto politico definito, spesso ingenuo tanto da cedere il passo a chi della politica aveva un’idea meno disinteressata. In una parola, il Garibaldi di Dix & co. È una figura grande ma incompiuta, capace di azioni memorabili ma mai veramente portate a termine, per mancanze altrui e propria ingenuità. Un Dix a metà fra l’ammirato e il furioso (perfettamente nelle corde del personaggio) ha dunque tratteggiato un ritratto dolceamaro, nelle cui linee discontinue si percepiva chiaramente, in proiezione, l’Italia di oggi “palude” di inefficienze, in cui il talento viene sempre mortificato e frustrato. Calorosi gli applausi del pubblico.