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PINO MICOL
in
TUTTO PER BENE

di Luigi Pirandello

regia
Pino Micol
E' una commedia in tre atti tratta dall'omonima novella del 1906; la stesura ha avuto luogo tra il 1919 e il 1920.21. E’ stata rappresentata la prima volta al Teatro Quirino di Roma Il 2 Marzo 1920 dalla Compagnia di Ruggero Ruggeri.
Nella vita di ogni individuo può verificarsi un fatto rivelatore di una verità che una volta conosciuta può completamente capovolgere tutte le prospettive e sconvolgere la sua esistenza.
E' quanto è capitato a Martino Lori che, all’improvviso, dopo diciannove anni di certezze nella fedeltà della moglie, nell'onestà e nella bontà del suo superiore ed amico Senatore Salvo Manfroni, scopre che la moglie lo tradiva proprio con lui e che Palma Lori non è sua figlia. Egli aveva continuato a vivere spiritualmente unito con la compagna scomparsa, fino a recarsi ogni giorno al cimitero e aveva lasciato che della figlia si interessasse il senatore che le aveva dimostrato affetto fin da bambina e che sta provvedendo a maritarla bene con una ricca dote.
Questo suo comportamento agli occhi degli altri era una falsa ostentazione per salvare la faccia e continuare a godere i vantaggi della sua irregolare situazione familiare, tanto che tutti ,dalla figlia a Salvo Manfroni, pensano che egli esageri e ne sono nauseati. Quando scopre la verità capisce perché tutti lo trattavano con disprezzo o con sopportazione; lo ritenevano un uomo spregevole che per avanzare nella carriera aveva permesso alla moglie di tradirlo col suo superiore. Disperato dice alla figlia: "ma che essere vile sono io dunque stato per voi? S'accorge che la moglie "gli muore adesso, uccisa dal suo tradimento".
Anche la figlia à sconvolta da tanta sinceritàed onestà così inattese che capovolgono l'immagine falsa che ella aveva di lui. Ora il miserabile è il senatore Salvo Manfroni che ha, non solo tradito l’amico e sedotta la moglie che alla fine era nauseata di lui e aveva amato con slancio il marito, ma si era anche appropriato degli appunti del padre di lei, noto scienziato, pubblicandoli in uno studio a suo nome.
Martino Lori può rinfacciare a tutti che nons'erano, contentati di crederlo soltanto un miserabile ma anche un imbecille: "Ma io ho potuto essere un imbecille, finché ho creduto a cose sante e pure: all'onestà! all'amicizia ! Ora no, più! "Potrebbe vendicarsi rovinando Manfroni. o costringendolo a dichiarare che Palma è in realtà sua figlia di Martino Lori. Ma sente l'inutilità di questa rivalsa e, ancora una volta dà prova d'essere superiore agli altri..La salvezza gli verrà dall'affetto autentico che ora Palma ha per lui, dalla sincerità dei sentimenti in cui ha sempre creduto, che rendono la vita degna d'essere vissuta al di sopra della falsità, dell’ipocrisia, dell'interesse (Italo Borzi - Il Teatro di Pirandello -Newton - 1993)
Pirandello mostra in atto la metamorfosi di in personaggio, dall’incoscienza alla coscienza. Il processo inizia con il colpo di scena del secondo atto: il personaggio nasce, traumaticamente, da una improvvisa coscienza del nulla, da un sentimento del vuoto, nel quale l'intera vita di Lori s'è vanificata, compreso il tradimento della moglie ("Non m'ha tradito nessuno! Non m'ha ingannato nessuno!")Un vuoto cherischia d'essere riempito dai gesti più folli e terribili.
Dopo il grido, la ricerca affannosa e balbettante d'una sortita, d'un risarcimento alla rapina della vita, e infine lo scatto delpersonaggio: "Ah! ma quel pianto me lo paga! me lo paga, ora!".
Le varie vendette che Lori va escogitando si rivelano tutte impossibili. Dal crollo delle illusioni si salva soltanto un sentimento, l’amore di una donna: "L’unica cosa viva e vera, ch’io m’abbia avuto, dopo il delitto. Tutto il resto è stato inganno…". Non resta per Lori che riprendere, e consapevolmente, la " commedia "recitata :fin allora senza saperlo. E' il sipario cala sull'amara conclusione del "tutto per bene" secondo la morale vigente in un mondo corrotto come quello dell'ambiente sociale e politico della Roma giolittiana, qui colto nel suo momento di crisi. Un mondodipinto a fosche tinte e nel quale nessun personaggio maschile sembra salvarsi. E’ singolare che il titolo, "Tutto per bene" sia stato inteso da tutti i commentatori nel senso di "tutto è bene quel che finisce bene!", mentre il senso letterale è esplicito sia nella novella che nel dramma: "per bene" sta per "pulitamente, come usa fra gente per bene". Ulteriore conferma è nel titolo dato alla versione siciliana: "Con i guanti gialli".
Giovanni Macchia