home



In coproduzione con
COMPAGNIA MARIO CHIOCCHIO

MASSIMO VENTURIELLO e TOSCA
in
LA STRADA
Di  Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi
Dramma con musiche tratto dal film di Federico Fellini
Musiche di Germano Mazzocchetti
Testi delle canzoni di Nicola Fano e Massimo Venturiello
Regia di Massimo VENTURIELLO

In una rivista di tanti anni fa ho letto che negli anni 40 Fellini, in giro per l’Italia, una notte, vedendo una coppia di zingari, che nel più assoluto silenzio se ne andava in una strada di campagna col proprio carretto (l’uomo tirandolo con una fune e la donna spingendolo da dietro) cominciò a seguirli, a distanza, senza nemmeno sapere perchè. 
Il silenzio tra i due regnava sovrano. Accesero un fuoco, la donna cucinò qualcosa, poi mangiarono e subito dopo ripartirono, il tutto senza proferire una sola parola …
Fu proprio quel silenzio che diede l’input al regista per la realizzazione di quel grande capolavoro che è “La Strada”.
Fellini rubò il silenzio di quei due zingari e se lo portò nel suo film facendolo diventare il protagonista assoluto e ancora oggi, a distanza di un cinquantina d’anni, quel silenzio, ci costringe a un ascolto al quale non siamo più abituati e ci racconta tanto.
Tra Zampanò e Gelsomina non c’è dialogo, ma solo una serie infinita di domande e risposte mancate. Il filo conduttore della loro storia umana, del loro breve tragico viaggio è proprio il ‘non detto’. Ecco quindi che attraverso quanto non riescono a dirsi, scopriamo tutta la disperazione della loro condizione.
 La diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità, sono la colonna sonora della loro esistenza ‘bassa’, ai margini della società e della civiltà, ma sono anche il suono della vita di tanti come loro, che ancora oggi troviamo nelle fogne delle nostre metropoli, vicinissimi a noi eppure così lontani, da non essere visti, o meglio da essere ignorati, rifiutati, maltrattati e allontanati.
Ho voluto mettere in scena questa vicenda, quanto mai attuale, con umiltà e rispetto assoluto nei confronti del grande film, confortato dal fatto che la drammaturgia di Pinelli e Zapponi, pur conservando in parte i dialoghi originari, contiene una propria peculiarità, una propria poetica squisitamente teatrale.
Intorno a me e a Tosca, rispettivamente Zampanò e Gelsomina, ruota un’umanità altrettanto degradata e marginale, cinica, diffidente e povera. Dalla madre di Gelsomina che incontriamo all’inizio, alla ragazza che per ultima parlerà con Zampanò, tutti, compreso i componenti dello scalcinato circo, sono personaggi motivati soprattutto dalla fame.
Un miserabile microcosmo che si muove in un’atmosfera irreale, come in una favola dolorosa che con leggerezza si propone di scuotere  pesantemente la nostra attenzione.

Dedichiamo questo spettacolo ai ‘randagi’ che abitano la strada.

Massimo Venturiello

“LA STRADA”
PISTOIA Teatro Manzoni
Lasciate perdere il film. Si, lo so, è un capolavoro intoccabile, la Masina è grandiosa, Fellini è un mastro assoluto, si si si.... Però... Se cancellate quello che vi ricordate del film e vi mettete davanti a questo spettacolo senza pre-giudizi, allora un mondo di poesia e magia vi arriverà in qualche modo. Vuoi per la bravura degli interpreti (tutti), vuoi per la voce di Tosca che è sempre un piacere, vuoi per Venturiello che è perfetto e generosamente gioca al ribasso il più possibile per dare maggior spazio agli altri, alla storia, alla regia (sempre sua), pur avendo un ruolo ingombrante. La scelta direttiva non è tra le più facili e s'intuisce la difficoltà del meccanismo in più punti ma tutto è trattato con grande capacità dall'intera compagnia. Non c'è una sbaffatura, un momento morto, qualcosa lasciato al caso. No! Qui è tutto molto deciso, voluto e curato. Ce ne fossero di più di Registi che sanno tenere in piedi una macchina come questa con tecnica, si, ma anche sensibilità. Bravo! E bravi tutti gli attori che animano e danno voce al coro e a tutti i personaggi che ruotano intorno a questa storia. Una menzione particolare a Tosca che gioca vocalmente benissimo senza esagerare nel "belcanto" e predilige l'interpretazione alla potenza della sua voce che c'è e lo sappiamo. Scelta azzeccatissima in questo caso, è il personaggio che lo richiede. Sarebbe impensabile pensare Gelsomina che canta a pieni polmoni come in un concerto. Per una interprete come Tosca non deve essere stato facile ma l'intelligenza e la sensibilità vincono. Le musiche di Germano Mazzocchetti si lasciano ascoltare con piacere grazie anche agli interpreti chiari d'emissione e con belle voci preparate a dovere. L'operazione in se può sembrare incomprensibile: perchè trasformare in teatro quello che già il cinema ha reso in maniera perfetta? Non c'è risposta, ma quando quello che viene fuori è di questi livelli, va benissimo.

“LA STRADA” DIVERTENTE E STRUGGENTE
Grande prova di Tosca e Massimo venturiello, anche alla regia

di Manuela Angelini

Divertente, travolgente, struggente. Non basta un unico aggettivo per descrivere lo spettacolo di mercoledì sera agli Agostiniani.Il rifacimento teatrale de "La Strada" di Fellini, offerta alla città dalla fondazione dedicata al regista riminese, ha registrato il tutto esaurito e applausi a non finire.
Con la regia di Massimo Venturiello, che ricopriva anche i panni di Zampanò, e l'interpretazione di Tosca - una sperduta e tenerissima Gelsomina - lo spettacolo ha vinto la sua scommessa di proporre qualcosa di nuovo senza tradire Fellini. Merito sicuramente delle musiche originali di Germano Mazzocchetti (i testi delle canzoni sono di Nicola Fano e Massimo Venturiello) che hanno trasformato l'opera in una sota di commedia dell'arte cantata.
L'adattamento teatrale era firmato da Tullio Pinelli, che con Ennio Flaiano aveva sceneggiato il film premio Oscar, e Bernardino Zapponi.
Suggestiva l'ambientazione, coloratissimi i costumi degli interpreti (oltre ai protagonisti principali figuaravano altri sei attori) che iportano in buona parte dello spettacolo l'atmosfera circense. Brillante e scintillante la parte iniziale dell'opera che man mano si tinge di malinconia, mentre Zampanò e Gelsomina mettono in scena l'incapacità (specie di Zampanò) di comunicarsi il reciproco affetto. Uno spunto di riflessione quanto mai attuale, commenta Tosca, "in un'epoca come quella odierna basata sul consumismo, in cui si crede che conino solo i soldi e dove tante persone, nonostante abbiano bisogno l'una dell'altra, non se lo dicono e arrivano a perdersi".

Lunghi applausi per «La strada»
Il Piccolo - 15 gennaio 2009

Il piano inclinato che taglia obliquamente la scena è «La strada». La percorre in salita e in discesa il carro viaggiante di Zampanò, vi salgono e scendono i personaggi che animano il dramma con musiche tratto dal celebre e omonimo film di Federico Fellini.Massimo Venturiello e Tosca, due artisti e cantanti di spessore, hanno scelto di misurarsi sul palcoscenico con un'opera di culto del grande schermo.
Hanno contrappuntato l'adattamento teatrale firmato da Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi con una partitura musicale originale, con le intense musiche di Germano Mazzochetti (che sposa il carattere della canzone d'autore con una vena popolaresca) e con i testi di Nicola Fano e Massimo Venturiello, e hanno costruito uno spettacolo di due ore e mezzo, denso, impegnativo, commovente.
Il quartetto vocale – Barbara Corradini, Gabriella Zanchi, Dario Ciotoli e Chiara Di Bari – ha in scena una importante funzione narrativa, anticipa e raccorda lo sviluppo drammaturgico delle scene, ma singolarmente i quattro artisti vestono via via anche i panni dei personaggi che Venturiello-Zampanò e Tosca-Gelsomina incontrano lungo la loro strada. Stanno ai margini, entrambi i personaggi. L'uno incarognito dalle asprezze della vita, l'altra nella sua disarmante semplicità, attrezzati diversamente eppure con inadeguatezza per affrontare la strada dell'esistenza. Tosca è magistrale nel dare corpo e voce a Gelsomina. Lo sguardo è smarrito, la cura dei gesti è attenta nel ricreare l'ingenuità del suo stare al mondo, la voce non cerca il risultato musicale ma si piega al servizio del personaggio e trova volutamente una certa inconsapevolezza con emissione di suono ferma. Semplicemente bravissima. Venturiello dà a Zampanò il carattere irascibile e sanguigno che gli si addice, pure ammorbidito da una vena di dolorosa sofferenza. Gli attori Camillo Grassi e Franco Silvestri completano il cast di uno spettacolo ben realizzato che ha raccolto ampi consensi e lunghissimi applausi al Comunale di Cormòns, dove è stato proposto nell'ambito della stagione artistica.

La strada , Venturiello e Tosca incantano nella versione teatrale
di Silvia D'Onofrio - IL MESSAGGERO VENETO, 15 gennaio 2009

"La strada", famosa pellicola del 1954 diretta da Federico Fellini e interpretata da Anthony Quinn e Giulietta Masina, vinse l'Oscar come miglior film straniero e fece uscire Fellini dai ristretti confini nazionali: come confrontarsi con un'opera talmente straordinaria da avere lasciato il segno nella storia cinematografica internazionale?Il regista della versione teatrale de "La strada", l'altra sera in prima regionale al teatro Comunale di Cormòns, non avrebbe potuto trovare una soluzione migliore. Un testo di poeticità e sensibilità uniche, quello messo in scena da Massimo Venturiello, che è anche il regista dello spettacolo, e dalla cantante Tosca, che si avvale dell'adattamento teatrale dell'opera scritta anni fa da Bernardino Zapponi e Tullio Pinelli, offrendogli, al contempo, un'invenzione nuova.
L'impianto resta fedele, ovviamente, all'omonimo celeberrimo film, con trama e dialoghi originali, ma aggiunge, con intuizione acuta e geniale, una tessitura musicale e canora che accompagna lo spettacolo, che dona una leggerezza e una poeticità insospettabili a quello che è fondamentalmente un dramma spietato, crudele e, quindi, arricchendolo di tratti più umani. Una grande parte dello spettacolo è affidata proprio ai testi musicali, creati apposta per la pièce da Nicola Fano e Massimo Venturiello (musiche originali di Germano Mazzocchetti). È una sorta di coro greco, infatti, a introdurre il prologo e poi ad accompagnare, sottolineandone musicalmente l'intensità, le fasi tragiche della vicenda. Contrapposto in scena il difficile rapporto tra Zampanò, rozzo saltimbanco che viaggia attraverso le realtà di un'Italia ancora contadina degli anni 50, esibendosi in improbabili prove di forza, e Gelsomina, sua compagna di viaggio e di lavoro dall'indole gioviale e ingenua che subisce il terribile carattere di Zampanò, dopo essergli stata forzatamente affidata dalla famiglia in cambio di un misero compenso pecuniario. «Si chiamava Gelsomina, aveva occhi da bambina, di polvere e fango la sua vita, come un re lo seguì e un'artista Gelsomina diventò», recita un mirabile passaggio dei testi musicali nel tratteggiare il celebre personaggio che fu della Masina nel film di Fellini, al quale Tosca ha saputo donare grazia e poeticità nuove e assolute. Con i suoi movimenti incerti, le mani sempre nervosamente in azione, lo sguardo sparuto e una singolare voce rotta dal pianto e dall'insicurezza di chi non ha trovato il proprio posto nel mondo, Tosca ha interpretato in modo eccellente la propria Gelsomina, la sua ricerca di approvazione, la sua derelitta umanità fino alla sconvolgente pazzia dilagata nella sua mente innocente dopo aver assistito all'omicidio perpetrato da Zampanò ai danni di un altro artista circense.
Mirabile anche la scelta scenografica, a cura di Alessandro Chiti: due impalcature ai lati della scena che donano la sensazione di quadri umani che si offrono al pubblico e una semplice pedana inclinata, la cui versatilità di utilizzo, sia come strada irta lungo la quale gli attori salgono e scendono di continuo, che come sottostante rifugio, risulta di una significatività estrema. Possente Massimo Venturiello nell'interpretare la barbarie di Zampanò, ma delicato nel volergli attribuire qualcosa che nella versione cinematografica non esisteva, quel tratto di maggiore umanità nell'immaginare e nel lasciare intuire al pubblico un'infanzia altrettanto duramente subita, un padre intransigente, una vita di fame e di miseria. Bravissimi gli artisti in scena con la coppia Tosca-Venturiello: Barbara Corradini, contralto, Gabriella Zanchi, soprano, Dario Ciotoli, bari-tenore, Chiara Di Bari, mezzosoprano e Camillo Grassi (Il matto) e Franco Silvestri (il proprietario del Circo Fiore).

La Strada
- recensione di Daniela Domenici - Italia Notizie

La magia visionaria di un maestro come Federico Fellini unita alla passione per il proprio mestiere e alla preparazione musicale e scenica: questo e tanto altro abbiamo applaudito a lungo, unendoci al numerosissimo ed entusiasta pubblico presente, al teatro Ambasciatori di Catania in “La strada”, dramma con musiche tratto, appunto, dal celeberrimo film di Fellini, da Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi con la regia di Massimo Venturiello che ne è anche il protagonista, oltre che autore delle musiche con Nicola Fano, insieme a Tosca.
Per una volta non troviamo nel nostro vocabolario sufficienti aggettivi per tributare i dovuti complimenti e che rendano l’idea di quanto magico ed eccezionale sia stato lo spettacolo a cui abbiamo assistito. Iniziamo dalla visionaria scenografia di Alessandro Chiti che ci ha ormai “viziato” con le sue trovate sceniche sempre originali e perfettamente aderenti al testo; continuando con gli splendidi e coloratissimi costumi clowneschi che Sabrina Chioccio ha immaginato e fatto indossare ai coprotagonisti; e poi il disegno luci affascinante di Iuraj Saleri, le commoventi musiche di Germano Mazzocchetti e le ottime coreografie di Fabrizio Angelini.
E ora passiamo ad applaudire i sei bravissimi coprotagonisti, alcuni dei quali hanno interpretato più di una parte, sempre perfettamente. Ci ha colpito la splendida voce di ognuno di loro, da Gabriella Zanchi a Chiara Di Bari, da Dario Ciotoli a Barbara Corradini a Franco Silvestri che è stato bravissimo nell’ impersonare Fiore, il burbero proprietario di un circo un po’ sui generis che è anche lo specchio di uno spaccato di umanità. Ci ha commosso per la dolcezza e la magia della sua interpretazione Camillo Grassi, che è anche l’aiuto-regista di questo spettacolo, nel ruolo del Matto, l’unico che regala un po’ di attenzione e di dolcezza alla protagonista Gelsomina, ruolo che nel film fu della grande Giulietta Masina, e che qui viene splendidamente, e vorremmo utilizzare per lei e per Massimo Venturiello tutta una serie di aggettivi encomiastici che tralasciamo ma che potete aggiungere voi, portato sulla scena da una Tosca eccezionale nel dipingere quest’anima spaventata, sola, mai amata, semplicemente disarmante. Massimo Venturiello dà vita, con una bravura che lascia piacevolmente stupiti, ad uno Zampanò brutale, rozzo, manesco ma che, in fondo, è un poveraccio come tutti gli altri personaggi che incontra sulla strada, anche lui un “ultimo tra gli ultimi”, ed è anche per questo che, in conclusione, Massimo Venturiello dichiara: “dedichiamo questo spettacolo ai randagi che abitano la strada”.

“La Strada” di Venturiello esalta il valore del silenzio rievocando Fellini
di Ivano Pasqualino, Sicilia Today, 14 marzo 2009

Una “favola dolorosa”. Sono queste le due parole, riportare sulla brochure di sala dal regista Venturiello, che descrivono al meglio ciò che è realmente “La Strada” di Fellini. Un viaggio, anzi un pellegrinaggio attraverso anime dannate alla pura sopravvivenza, votate al bisogno primitivo di cibarsi per riuscire a vivere ancora un altro giorno di stenti, ma pur sempre di vita. Avvalendosi della eccezionale sceneggiatura di Bernardino Zapponi e di Tullio Pinelli (quest’ultimo sceneggiatore del film), la trasposizione teatrale del capolavoro di Fellini (premio Oscar come miglior film straniero nel 1957) acquista un proprio significato ed una poetica specifica discostata dalla pellicola del regista emiliano, pur mantenendo in parte i dialoghi originari.
La dimensione teatrale dona nuova linfa ad un’opera già moderna e attualissima, conferendogli inoltre un’aura epica che innalza la trama de “La Strada” al di sopra dei canoni realistici di Fellini; il messaggio, chiaro, potente, diretto viene religiosamente mantenuto intatto: il valore del silenzio sullo sfondo della non-comunicazione fra il burbero Zampanò e l’incompresa Gelsomina. “La poetica dello spettacolo – spiega Venturiello, interprete di Zampanò e regista del dramma - è centrata, da una parte, sul rapporto, o meglio sull’impossibilità di un rapporto, tra Zampanò e Gelsomina, sulla loro difficoltà insormontabile di ascoltarsi, e dall’altra, sul mondo in cui essi si muovono (la ‘strada’, appunto) in mezzo a persone, che forse hanno in comune solo la ricerca disperata del sostentamento. Il collante resterà, come nel film, il Circo”. Il silenzio fra Zampanò e Gelsomina è la metafora dell’incapacità dell’uomo moderno di ascoltare il suo prossimo, di confrontarsi con esso, di accettarlo. Un problema drammaticamente attuale che divide gli individui contemporanei in tante piccole isole separate dalla diffidenza e, appunto, dal doloroso potere del silenzio. Quasi come a voler suggerire che senza dialogo, senza confronto, senza l’“altro” non c’è vita.
Accanto alla straordinaria interpretazione di Zampanò da parte di Massimo Venturiello troviamo la celebre cantante Tiziana Tosca, la quale riveste magnificamente il ruolo della povera Gelsomina, in quella che probabilmente è l’evoluzione completa di uno dei migliori talenti artistici completi italiani. Sulle note dei brani inediti del maestro Germano Mazzocchetti (egregiamente riconducibili all’atmosfera del dramma felliniano) i due attori (così come il resto del cast) fanno sfoggio delle loro esaltanti doti canore conferendogli quella sensibilità “umile e umana” che segna l’animo dello spettatore ( i testi delle canzoni sono di Nicola Fano e dello stesso Venturiello).
Il cast della produzione “La Contemporanea”- “Compagnia. Mario Chiocchio” eccelle per capacità recitative e canore, ma a colpire sono soprattutto le qualità drammatiche e musicali di Dario Ciotoli, il suo pagliaccio commuove e diverte al tempo stesso, come vuole la tradizione classica del circo antico; la bellezza e il talento frizzante di Chiara Di Bari (già illustre interprete di Esmeralda e Fiordaliso nel celebre musical Notre Dame de Paris di Ricardo Cocciante) che gestisce al meglio il ruolo tutt’altro che semplice di Samantha la Cavallerizza, merito della sua grande esperienza nonostante la sua ancor giovane età; l’inquietante follia del Matto di Camillo Grassi impressiona e rispecchia magnificamente la controparte del film di Fellini; ottima anche la caratterizzazione del Fiore di franco Silvestri: in fondo, il pagliaccio di Dario Ciotoli, la Cavallerizza Samantha di Chiara Di Bari, la prostituta Gabriella Zanchi, il Matto di Camillo Grassi, la locandiera di Barbara Corradini , il proprietario del circo Fiore Franco Silvestri sono tutti personaggi che si illudono di avere una vita felice procedendo faticosamente tra falsi sorrisi che celano una triste condizione esistenziale: pur così diverse, sono infatti tutte figure accomunate dall’affannoso desiderio di sopravvivere. E proprio a coloro che con maggiore difficoltà vanno avanti ogni giorno, superando la sfida quotidiana del sopravvivere, Venturiello e tutto il suo staff ha voluto dedicare questo spettacolo: a tutti i “randagi”, zingari, poveri, emarginati, che popolano le nostre metropoli e ai quali noi troppo spesso ci rapportiamo con disarmante cinismo e crudele diffidenza, maltrattati, ignorati, rifiutati, così vicini a noi eppur così lonani al tempo stesso.
Le scene che ben riproducono l’ardua impresa di raffigurare una “strada” con il passaggio della carovana di Zampanò sono di Alessandro Chiti, i bellissimi e ricercati costumi che hanno impressionato la platea per il loro impatto emotivo sono di Sabrina Chiocchio, le coreografie sono a cura di Fabrizio Angelini mentre il disegno luci è di Iuraj Saleri.
Ancora un altro grande successo quindi che va ad abbellire ulteriormente il ricco cartellone 2008/09 del Teatro Stabile di Catania.

La Strada al Teatro Valle
di Rita Sala, il Messaggero, 21/03/09

Che Massimo Venturiello potesse diventare un magnifico Zampanò era chiaro fin dal principio.Fin da quando, in ambiente teatrale, si è saputo dell’intenzione di trasformare La strada, il capolavoro cinematografico di Federico Fellini (Oscar nel 1956) in qualcosa che andasse anche oltre l’adattamento per la scena a suo tempo firmato da Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi, collaboratori del regista riminese. Con Venturiello nei panni del rodomonte tutto forza, impeto e passioni, e Tosca in quelli di Gelsomina (Fellini chiamava il primo “la vita che va avanti”; la seconda, “la Vita”), La strada si allunga fino ai prati dell’opera, un’operina colta e insieme popolare in cui coagulare umori, sentimenti e colore autentici.
In scena al Valle di Roma fino al 29 marzo, La strada del Venturiello furioso (qui anche regista, nonché, assieme a Nicola Fano, autore dei testi delle canzoni messe in musica da Germano Mazzocchetti) ha una vitalità irresistibile, non gioca mai “di maniera”, attacca e sospira, rappresenta ed evoca con il cuore. Ci sono anche altri personaggi, nel bailamme a tinte clownesche in cui si dipana lo spettacolo. Attorno al rombo dell’azione di Zampanò e ai sussurri attoniti di Gelsomina, “esplode” l’evidenza di gente incolta, grezza, organizzata nel grande circo di sé stessa. Praticabili e passerelle, trucchi e macchine delle meraviglie, abilità e fantasie che incantano i poveri diavoli dell’Italia rurale anni Cinquanta agguantano gli spettatori con mano sicura, a tratti carezzevole, a tratti spietata. E ammiriamo, senza troppo riflettere, i muscoli spropositati del “barbaro” che Gelsomina segue per imparare un lavoro, per trovare una strada. Ci lasciamo trasportare dalla fiducia gioiosa e stolida della ragazza, dall’evoluzione mistica della sua dedizione, dal pathos di ogni paura, dalle angherie che subisce, dai sogni che ri-fabbrica dopo ogni delusione. Riuscitissimo il mélange fra musica e parola. Nel metaforico chapiteau di provincia in cui gli acrobati volano di più e meglio, e i fenomeni valgono doppio, persino la tragedia arriva in forma di poesia. Le lacerazioni si medicano con la speranza. Madama Miseria si sublima in una canzone e nessuno, forse, muore davvero.